Il mondo della moda è diviso in grandi imperi, tra i quali, quello della grande V, non è certo uno dei più sguarniti. Un impero che Valentino Garavani ha costruito fin dal tempo della prima storica sfilata a Firenze nel 1962. Il film, che scorre leggero sulle note ballabili di Nino Rota che fanno tanto Dolce Vita, mostra l'imperatore nell'ultimo anno prima della sua abdicazione avvenuta il 4 settembre del 2007, a 45 anni da quella prima sfilata, a 47 anni dall'inizio del sodalizio personale e professionale con Giancarlo Giammetti, assitente e compagno di una vita. In mezzo c'è stato tutto: un successo immediato e clamoroso, l'ingresso nell'alta società parigina e newyorkese, il denaro, il mito, i ritratti di Andy Warhol.,Realizzato dal giornalista di Vanity Fair Matt Tyrnauer, questo pur godibile documentario, punteggiato da arguta ironia, ha il limite intrinseco di sondare solo la superficie del personaggio Valentino e del mondo al quale appartiene e del quale è diventato re. Cos'è il mondo della moda? Qualcuno lo sa? Qualcuno lo dice? Nel film si vede che Valentino è ricco e potente, possiede palazzi, chalet, jet privati, yacht e comanda un esercito fedelissimo. Vagamente si intuisce un mondo finanziario imponente che ruota intorno al marchio perché uno dei personaggi intervistati è il giovane rampollo Matteo Marzotto che con il gruppo di famiglia rilevò l'azienda Valentino da mani tedesche nel 2002 cedendola poi “in diretta” all'operatore di private equity Permira.,Si parla della moda come “arte” ed è probabile che lo sia, viste alcune creazioni sbalorditive che il film mostra, ma perché – come le altre arti – la moda non ha una critica che ne giudichi i risultati. Il cinema ce l'ha: non è raro che il film di un grande regista sia attaccato, anche stroncato, oppure che si rilevino dei nei, delle imperfezioni accanto ad aspetti più riusciti. Non è uno scandalo. Qualcuno ha mai sentito o letto che di una sfilata di Dolce e Gabbana, Armani, Valentino, Lagerfeld, Louis Vuitton o chiunque del gotha della moda internazionale, si sia detto o scritto che fosse qualcosa di meno che divina, inarrivabile? Pensiamo ad una città come Milano dove la moda muove cifre da capogiro e da sola giustifica rivoluzioni nell'assetto urbanistico, pensiamo anche all'enorme giro d'affari delle inserzioni pubblicitarie, grazie alle quali molti giornali vivono e che dipendono dal capriccio di questi imperatori. Quale direttore sarebbe così incosciente da autorizzare un articolo sull'evasione fiscale di una griffe siciliana (anche se questa fosse da prima pagina per l'entità della frode) rischiando così di perdere uno degli inserzionisti più ricchi del mercato?,Il film di Matt Tyrnauer ci mostra un ritratto appena più umano dell'imperatore (è un uomo che si adira e si commuove), ma non ha la forza e nemmeno l'interesse di scalfirne l'immagine bronzea e lucente. Così come il suo impero rimane tutto sommato un luogo votato alla ricerca della bellezza, che se eccede in qualcosa, eccede in questa ossessione edonistica.,Eliseo Boldrin