Ormai i film di Tony Scott, il fratello meno dotato di Ridley, si riconoscono dopo pochi secondi. Un po' come i film del prolifico produttore Jerry Bruckheimer, Scott gira film sempre uguali a se stessi da un punto di vista visivo, con colori molto accesi e immagini sgranate, e il frequente, qui addirittura ossessivo, ricorso al filtro dei media sui fatti; ma anche dal punto di vista contenutistico, con la presentazione di fatti eclatanti presentati in modo spesso enfatico, tratti da storie vere o presunte tali e con al centro eroi in lotta contro le forze avverse del Destino. Insomma: Scott è uno che ha girato Man on Fire (2004), Déjà vu (2006) e Pelham 123 (2009) sempre con Washington, storie adrenaliniche dalla definizione dei personaggi un po' piatta per usare un eufemismo; Domino (2005) con la Knightley nei panni improbabili di una cacciatrice di taglie e questo solo per citare i suoi film più recenti. È un regista che, specie negli anni Zero, ha pigiato l'acceleratore sul ritmo e su una messinscena oltremodo barocca, abbandonando invece quella vena ironica che ci aveva fatto apprezzare quello che è uno dei suoi titoli migliori, L'ultimo boyscout (1991) con Bruce Willis. Anche in Unstoppable, Scott non rinuncia allo spettacolo per lo spettacolo: gestisce bene la tensione, anche se il suo stile aggressivo fatto di una colonna sonora martellante e soprattutto di rumori fortissimi d'ambiente, più che accrescere il senso di realismo fa venire mal di testa. Ma è pur sempre il suo stile, il suo marchio di fabbrica: prendere o lasciare. La psicologia dei personaggi principali (il giovane Chris Pine di Star Trek e Denzel Washington che pare recitare ormai questo genere di film col pilota automatico) è ridotta al minimo sindacale, mentre grande spazio è lasciato al lavoro sporco di stuntmen, supervisori degli effetti (molto fracassoni) e montatore, il vero responsabile del ritmo frenetico del film. Nel complesso, il film mantiene le attese di suspense, tensione e soprattutto ritmo, con le immagini di questi mostri di ferro lanciati a velocità folle che fanno davvero paura. Ma sono tante le incongruenze e anche le forzature ideologiche: in primis la ricerca del cattivo tra le file dei soliti noti, i capi della ferrovia avidi e attaccati al profitto. Un film onesto, anche se lo Scott degli anni 80 e 90 (Top Gun, Una vita al massimo, soprattutto Nemico pubblico) sembra un lontano parente.,

Simone Fortunato

,