Un’ombra sulla verità vede come protagonista Simon, un architetto di Parigi che vive con la moglie Hélène e figlia Justine in un bell’appartamento parigino. Decide di vendere la cantina a Jacques Fonzic, un professore misterioso. Poco prima della firma notarile, Simon viene a scoprire che Fonzic è stato radiato per le sue idee negazioniste sull’Olocausto; per lui – ebreo – e per la sua famiglia, questo è inaccettabile e il professore deve lasciare la cantina. Ne nasce uno scontro sempre più aspro che coinvolge anche i condomini…

Dopo il riuscito Le donne del 6° piano (2011), Philippe Le Guay torna a raccontare la società borghese francese e le sue ambiguità in Un’ombra sulla verità, traduzione italiana dell’originale titolo francese L’homme de la cave (L’uomo della cantina). E lo fa appoggiandosi su un cast di tutto rispetto: Jérémie Renier (Simon), Bérénice Bejo (Hélène) e François Cluzet (Fonzic). Il personaggio del professore negazionista è quello che scardina tutti gli equilibri della famiglia di Simon e di un intero condominio che simboleggia la Francia. Le Guay lo tratteggia anche in modo ambiguo; Fonzic è solitario, si atteggia a vittima del sistema, invoca il suo diritto ad avere dubbi rispetto alle verità storiche. Con i suoi modi gentili attira l’attenzione di Justine, la figlia di Simon ed Hélène. Lo potremmo definire un moderno diavolo tentatore che solo alla fine svela la sua vera natura meschina e moralmente deprecabile. Il suo contraltare è Simon. Apparentemente irreprensibile marito, allegro, sicuro e dinamico. Però non sa come affrontare Fonzic dopo avergli venduto la cantina. La legge sembra non aiutarlo; gli avvocati lo deludono. Le sue sicurezze vacillano e sfociano in una violenza che lo porta sul banco degli imputati. Lui stesso, però, è un uomo con ombre e segreti che portano la moglie ad allontanarsi. Simon è un ebreo che non ha fatto i conti con la sua origine e con la storia della famiglia. L’incontro-scontro con Fonzic fa deflagrare tutto questo e lo stesso Simon sembra uscirne sconfitto. C’è poi il condominio. Inizialmente sono tutti contro l’intruso negazionista. Lentamente, però, le posizioni cambiano; Fonzic riesce a farsi anche benvolere, non dà fastidio a nessuno. Anzi… aiuta il condominio. Intanto, sulla porta di casa di Simon, appare una scritta contro gli ebrei. Chi sarà stato? Ecco quindi l’antisemitismo mai definitivamente sradicato, riapparire in tutta la sua pericolosità. C’è la critica evidente alla società francese che, via social, si fa condizionare da posizioni negazioniste portate avanti da pochi individui che sanno però farsi ascoltare perché ormai il mondo moderno ha abbassato le difese rispetto alle fake news circolanti.

Un’ombra sulla verità vive anche del confronto tra il buio della cantina in cui si rifugia il professore, e la luce del bell’appartamento di Simon ed Hélène…. Una luce che, però, lentamente si fa metaforicamente sempre più fioca perché ognuno dei personaggi ha un’ombra che lo oscura. Le Guay realizza un film che di certo non lascia indifferente lo spettatore ma mette molti temi sotto la lente di ingrandimento, forse anche troppi, con il rischio – complice anche la lunghezza del racconto – di rendere poco efficace il messaggio finale che è di grande attualità: come e quando sarà possibile fare definitivamente i conti con il nostro passato, sia personale che storico?

Stefano Radice

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