Un nuovo consiglio di visione dal mondo delle serie tv!

 

Il metodo Kominsky  (Netflix, 3 Stagioni, 22 x 24/34’)

The Kominsky Method

creata da Chuck Lorre

Con Michael Douglas, Alan Arkin, Satah Baker, Nacy Travis, Kathleen Turner

Le (dis)avventure di Sandy Kominsky, attore riciclatosi come insegnante di recitazione, alle prese con gli acciacchi della vecchiaia e le sfide dell’amicizia con il suo agente Norman Newlander.

È prima di tutto la storia di un’amicizia quella che regge gli episodi, esilaranti ma anche drammatici e profondi, de Il metodo Kominsky. Quella tra l’egocentrico Sandy (più volte separato, con una figlia sovrappeso che gli fa da segretaria e non smette di sperare che lui si decida a fare il padre…) e l’eccentrico Norman, suo agente ma prima di tutto amico. Mettendo alla berlina il mondo del cinema e della televisione e tutte le sue fissazioni (con qualche stoccata anche all’imperante politically correct), la serie si snoda attraverso capitoli/episodi di cui la “strana coppia” è protagonista, muovendosi tra aspiranti attori e cliniche di riabilitazione, appuntamenti galanti e disastrose riunioni familiari…

Michael Douglas regala un irresistibile narcisismo a Sandy, un uomo che ha percorso la vita pensando prima di tutto a se stesso, ma che la vita provvede a riportare, a volte anche dolorosamente, alla realtà. Alan Arkin, d’altra parte, fa di Norman una figura piena di dignità e umorismo, un uomo di successo che rivela a tratti la sofferenza di perdite e rapporti familiari mai risolti.

Gli scambi tra i due sono “senza pietà”, capaci come sono, l’uno e l’altro, di cogliere le miserie e le finzioni dell’amico di una vita. Scambi al vetriolo, spesso anche molto volgari, che si appuntano soprattutto sulle delusioni di Sandy (attore di breve fama ma ottimo insegnante), sui suoi sogni di gloria e le sue avventure sentimentali… costantemente destinate a finire male.

Anche le lezioni di Sandy, che ai suoi allievi non risparmia critiche dure ma costruttive, sono momenti capaci di divertire e commuovere, perché in quei giovani aspiranti attori si leggono tutte le fragilità di una generazione ed è lì che lo stesso Sandy è costretto (spesso da sua figlia…) a fare i conti anche con i suoi rimpianti e le sue miserie e debolezze. Che sono anche fisiche, perché la serie – che, non dimentichiamolo, parte da un lutto (la morte della moglie di Norman) – è capace di farci ridere sui piccoli acciacchi della vecchiaia (che non sono solo le défaillance a letto…), ma anche su temi ponderosi come la malattia e la perdita.

Da segnalare la geniale trovata di aver castato come ex moglie di Sandy Kathleen Turner, che con Michael Douglas aveva formato una indimenticabile coppia di conoiugi ne La guerra dei Roses.

Per altro anche Norman, con la sua figlia disastrata (e un nipote anche più problematico…), non è certo un uomo senza problemi ed è nella franchezza senza filtri con cui i due amici si confrontano che sta la forza della serie ideata da Chuck Lorre (che è la penna già dietro a successi come Big Bang Theory e Due uomini e mezzo), che nella misura della mezz’ora riesce a superare con intelligenza i limiti della commedia (che pure è la cifra dominante, sia nel versante più grottesco che in quello più leggero o sarcastico), raccontando con verità personaggi che non nascondono le proprie miserie, ma sono anche capaci di grandi atti di generosità, decisi come sono a non perdere il gusto della vita.

Luisa Cotta Ramosino