Una normale giornata di lavoro per i tecnici delle torri di controllo degli aeroporti newyorchesi, per gli uomini che amministrano le compagnie aeree, per i militari che hanno il compito di vegliare sulla sicurezza nei cieli d’America. Ma è l’11 settembre, e quello che succederà a New York sconvolgerà l’esistenza del mondo occidentale e vorrà dire la morte per i passeggeri di quegli aerei.,Girato a metà strada tra il documentario e la fiction, il film di Paul Greengrass riporta lo spettatore, dopo anni di interpretazioni, discorsi, immagini e la ripetizione ossessiva delle scene del crollo delle World Trade Center di New York, a una visione dolorosamente particolare dell’accaduto. Greengrass ricostruisce il destino dei passeggeri del volo 93 della compagnia United Airlines, in volo tra New York e San Francisco, grazie al fatto che il dirottamento prevedeva di far cadere l’aeroplano sulla Casa Bianca, a Washington e che nel lasso di tempo tra la presa della cabina di pilotaggio e lo schianto avvenuto nelle campagne di Philadelphia, i viaggiatori riuscirono a telefonare ai loro cari. Basandosi sulle registrazioni di quelle telefonate, Greengrass cerca di spiegare il tentativo di ribellione dei passeggeri e lo schianto, ben lontano dall’obbiettivo dei terroristi. Immaginando ciò che successe nel ventre dell’aereo, il regista mostra la paura, la consapevolezza del proprio destino (i parenti riferivano a chi era in volo cosa era successo alle torri gemelle), il disperato tentativo di evitare il disastro, unito all’impotenza di chi era preposto al controllo e non sapeva come muoversi in una situazione tanto caotica quanto incomprensibile, per la totale enormità di ciò che succedeva e che tuttavia si stentava a credere (l’ultimo dirottamento negli Stati Uniti risaliva a vent’anni prima). Il film, pur delineando personaggi e caratteri ben precisi, non usa attori famosi, nella giusta determinazione a dare risalto al comportamento collettivo dei passeggeri, i cui tentativi sono frutto di una disperata volontà di fare qualcosa per scampare alla morte sicura, così come mostra con assoluto distacco la preghiera degli attentatori prima di salire sull’aereo e la loro feroce determinazione. Greengrass ci consegna così un film crudo e disadorno nella sua realizzazione e nella sua precisione tecnica (gli sguardi, i rumori, la posizione delle inquadrature, la violenza il più possibile limitata al necessario), lasciando che la storia, i fatti, i comportamenti (per quanto questi siamo veri solo presumibilmente) parlino drammaticamente da soli. ,Beppe Musicco,