Discreto film bellico con al centro una storia umana romanzesca e avventurosa: la vicenda di Louis Zamperini, nato negli Stati Uniti da una famiglia italiana (il padre nel film è italiano davvero: è Vincenzo Amato, protagonista di Nuovomondo), adolescenza un po' discola; poi la scoperta di un talento per la corsa, il sogno delle Olimpiadi e la guerra con tutto il suo carico di tragicità e di ferite che non si cancellano. Tutti elementi perfetti per un film che nelle intenzioni di Angelina Jolie (al secondo lungometraggio dopo il discutibile Nella terra del sangue e del miele) vuole combinare la narrazione classica del cinema bellico d'altri tempi con un approfondimento psicologico solido. La Jolie, che dirige seguendo la sceneggiatura che i fratelli Coen le hanno scritto lavorando a loro volta su un primo script di LaGravenese e Nicholson, parte con il piede giusto. L'incipit, nella carlinga di un bombardiere statunitense in volo sul Pacifico, riporta lo spettatore indietro di tanti anni, al realismo fiero del cinema bellico del Dopoguerra: buona tensione, adesione alla realtà, senso di claustrofobia, la rappresentazione della crudezza della guerra da un lato e la giovinezza un po' incosciente di tanti ragazzi, devoti l'uno all'altro, creature fragili di fronte all'incubo orrendo dei combattimenti. ,Il taglio con cui si affronta una vicenda complessa come quella di Zamperini è molto classico: la Jolie se la cava alternando il racconto del presente – la guerra in corso, i piloti e gli avieri a riposo in aeroporto in attesa di una nuova missione – con flashback del protagonista che illuminano il suo passato: le difficoltà dell'adolescenza, il rapporto con la famiglia e il fratello e, soprattutto, la scoperta di un talento per l'atletica. Angelina ha il merito di mettere in campo attori giovani e poco conosciuti eppure capaci (c'è Jack O'Connell nel ruolo di Zamperini e soprattutto Domnhall Gleeson, già visto in Questione di tempo, in quello del pilota) guarda al cinema bellico di Steven Spielberg, quello dell'inarrivabile Salvate il soldato Ryan e War Horse, per quanto riguarda il realismo della messinscena e il racconto di una speranza anche laddove sembra impossibile. Ma, rispetto al regista di Cincinnati, le manca una capacità di sintesi e il dono dell'affabulazione che al regista di Schindler's List non è mai mancato. Così l'attrice-regista fatica un po' a tenere i cordoni di un film che appare un po' sbilanciato: la parte centrale, con il protagonista nel cuore dell'Oceano, appare troppo lunga e ripetitiva specie alla luce delle tante, troppe ellissi con cui la Jolie ha raccontato la nascita di Zamperini come atleta olimpico. E anche tutta la seconda parte, con Zamperini faccia a faccia con nemici terribili e crudeli, pur contenendo sequenze molto forti di tortura e violenza, solo a tratti è davvero efficace, per una resa psicologica minima dei nemici e anche dei compagni dello stesso Zamperini, compreso il personaggio interpretato da Gleeson che a un certo punto viene accantonato. In altri momenti il film gira decisamente meglio: nel racconto dei legami di famiglia che tengono uniti anche nei momenti peggiori con la rappresentazione di una bella, rocciosa famiglia sullo sfondo a sperare e pregare per il figlio perduto e nel racconto di un'amicizia semplice e schietta tra Zamperini e i compagni: volti e storie che permettono a Louis di mantenere salda la propria dignità e umanità e di non cedere mai allo sconforto. Meno retorico di altri film del genere, Unbroken ha difetti di struttura e di narrazione ma conserva in sé un giudizio non banale sulla Storia e quindi sulla storia degli uomini e del loro cuore. Che solo l'esperienza di un grande amore può sconfiggere il male più oscuro, come quello che si materializza con forza immensa durante la guerra: e l'amore (e il perdono che dell'amore è figlio), come ci insegna la parabola avventurosa di Zamperini, lo si impara per osmosi, lo si riceve in eredità dalle attenzioni della tua mamma, dalla severità del tuo papà, da amici che con te hanno condiviso tutto, insegnandoti con semplicità e tenacia il Bene, il Bello e il Giusto.,Simone Fortunato,