Una volta nella vita (Les héritiers)
Francia 2014 – 95’
Genere: Drammatico
Regia di: Marie-Castille Mention-Schaar
Cast principale: Ariane Ascaride, Ahmed Dramé, Noémie Merlant, Stéphane Bak, Geneviève Mnich
Tematiche: Olocausto, scuola, emarginazione, educazione
Target: da 14 anni

Una classe liceale, che preside e professori giudicano senza speranza, si risveglia con l’arrivo di una nuova insegnante

Recensione

I titoli iniziali ci informano che si tratta di una storia vera, ma l’inizio di questo film francese sembra il campionario di mille film scolastici già visti. C’è la classe di debosciati, ignoranti, insicuri e contestatori (ma alla buona, senza gesti estremi né davvero troppo coraggio: tanto non si rischia nulla), l’incrocio di fedi religiose ed etnie che genera tensioni continue (anche per colpa delle leggi francesi sulla laicità, davvero ottuse: vengono vietati ai ragazzi il velo e il crocifisso al pari di cuffie e cappellini), la nuova insegnante animata da ottime intenzioni che alterna momenti di ottimismo sugli alunni ad altri di sconforto. Poi però si dipana la storia ispirata a un fatto davvero avvenuto: vediamo così che i ragazzi della seconda classe del liceo Léon Blum (nella città di Créteil, situata nella regione dell’Île-de-France), inizialmente prendono malissimo la proposta della professoressa Gueguen, insegnante di storia e geografia, di partecipare come classe a un affollato concorso organizzato dal Ministero della Pubblica Istruzione per allievi delle scuole superiori. Tema: la Deportazione degli ebrei nei campi di concentramento e la Shoah. Più precisamente: “I bambini e gli adolescenti ebrei nel sistema concentrazionario nazista”. Argomenti lontanissimi dai ragazzi. Eppure…
Film ben intenzionato e didascalico, più interessante che bello ma comunque positivo (e ideale per le scuole), Una volta nella vita prende il titolo italiano da una frase di Léon Blum (cui è, appunto, dedicata la scuola), mentre quello originale Les héritiers punta al concetto della memoria da tramandare. Se i caratteri dei ragazzi e della professoressa – interpretata dalla grande Ariane Ascaride, moglie e musa di Robert Guediguian e di tanti altri registi francesi ed europei – sono ben delineati, gli scontri e le tensioni risultano già viste eppure efficaci e credibili; nonché notevolmente in sintonia con le cronache degli ultimi anni. Ma il cuore emotivo è la sfida del concorso (e alcuni giovani attori sono davvero ragazzi che hanno vissuto quella esperienza, a cominciare dal protagonista Ahmed Dramé che propose alla regista di farne un film) che a un certo punto la professoressa pone agli studenti della classe peggiore della scuola, con dolce fermezza ma senza calcare troppo la mano; mentre il preside caldeggerebbe di iscrivere al concorso i “colleghi” ben più meritevoli di un’altra sezione. I ragazzi non ci sentono, non sono interessati a un tema come la Shoah considerato lontanissimo e “problema” unicamente degli ebrei (tra di loro, invece, abbondano i musulmani, anche se nessuno pare davvero segnato dalla propria fede). Ma la fiducia della professoressa in loro, qualcosa smuove. Come pure il lavoro sui documenti su quella tragedia – oltre tutto vissuta da bambini e adolescenti come loro – e l’incontro con un sopravvissuto aprono occhi e cuori apparentemente ottusi…
Non si può dire che Una volta nella vita sia uno di quei film di argomento scolastico o che rievoca l’Olocausto particolarmente appassionanti; il ritmo in certi momenti risulta fiacco, stile e narrazioni sono fin troppo canoniche, e una certa retorica e soprattutto prevedibilità (chissà chi vincerà il concorso nazionale, per 50.000 studenti…) tarpano le ali all’opera. Che ha però pregi indiscussi nel mostrare un’educazione in atto, un metodo di approccio ad adolescenti problematici che parte da una passione per loro; senza contare che la scena in cui un vero ex deportato (Léon Ziguel, poi deceduto) parla a studenti e studentesse è un documento più storico che cinematografico, che ribadisce la felicità dell’incontro tra “testimoni” e giovani desiderosi di apprendere quel che la loro età non permette di conoscere. Una passione educativa che può portare, con pazienza e tenacia, al cambiamento anche di ragazzi considerati da tutti, e da loro stessi, irrecuperabili. Arrivando a vincere il premio più importante: la stima di se stessi.

Antonio Autieri