Tratto da un romanzo di Stefan Zweig, il nuovo film di Patrice Leconte (Il marito della parrucchiera, La ragazza sul ponte, Confidenze troppo intime, tanto per citare tra i suoi tanti titoli quelli più vicini per intenzione a quest’ultimo) è la storia di una passione trattenuta e rimandata, ma tenuta viva attraverso lo strumento dello scambio epistolare (prima reciproco, poi solo da parte della donna), che si protrae ben oltre il previsto a causa della Grande Guerra.,Sulla carta sembrava il progetto perfetto per il regista francese (che qui tra l’altro aveva sotto mano, grazie alla scelta di girare in lingua inglese, attori di prim’ordine come Rebecca Hall e Alan Rickman, oltre a una star in ascesa come Richard Madden). Leconte è maestro nel raccontare le emozioni trattenute così come le passioni divoranti, ma nella pratica questa ricostruzione storica, che cerca di levarsi la polvere del costume attraverso una regia nervosa (ma i movimenti repentini della macchina mal si adattano agli ambienti e ai personaggi) finisce per tenere fuori lo spettatore proprio da quella passione che vorrebbe raccontare. La dispersione dei punti di vista (quello del giovane e ambizioso Friederich Zeitz, quello dell’inquieta Lotte Hoffmeinster, ma anche in alcuni passaggi quello del più anziano marito di lei) non aiuta ad entrare fino in fondo nel racconto né nelle psicologie dei personaggi, tanto che in alcuni passaggi si finisce per sospettare secondi fini inesistenti.,Nonostante la bravura degli attori si fatica a coinvolgersi in uno struggimento che esplode – e comunque forse solo nell’interpretazione della Hall – esclusivamente nell’ultima parte del racconto che per il resto rischia di restare un divertissement fin troppo dipendente dalla sua matrice letteraria. ,Anche la promessa del titolo, con l’espediente delle lettere a tenere uniti i due amanti, non ha nemmeno il tempo di agganciare il pubblico che la storia si dirige verso un finale privo di sorprese che appare decisamente anticlimatico rispetto alle aspettative. Un peccato, perché la materia (con un intreccio tra l’ambizione del giovane ingegnere e la passione della bella Lotte) così come i talenti coinvolti si sarebbero prestati a un dramma con ambizioni ben più alte; ci si accontenta, invece, proprio di quel racconto in costume che si sarebbe voluto evitare, elegante e raffinato, ma in definitiva bel poco rilevante.,Luisa Cotta Ramosino