Tratto dal romanzo Femmine ribelli di Lirio Abbate e prodotto dal regista Edoardo De Angelis, il lungometraggio d’esordio di Francesco Costabile è un’opera di forte impatto e che denota una grande maturità espressiva. Rosa (la debuttante Lina Siciliano) ha perso la madre, suicidatasi quando lei era ancora bambina. Da quel momento ha vissuto con la nonna (Anna Maria De Luca) e lo zio Salvatore (Fabrizio Ferracane). Ma nel suo inconscio, e spesso nei suoi sogni, il ricordo del suicidio della madre, così come le era sempre stato raccontato dalla nonna e dallo zio, appare sempre più distorto, assumendo nel tempo i contorni di un delitto. Questo porta Rosa, ormai diventata una giovane donna, ad aprire gli occhi sulla realtà che la circonda, a osservare le attività nascoste degli uomini del paese. La consapevolezza di vivere in una società nella quale la spietata violenza maschile costringe le donne alla complicità e alla sottomissione non ferma Rosa, neanche davanti alla morte di altre persone care. Come sua madre anni prima, anche Rosa a un certo punto deciderà di ribellarsi ma, contrariamente alla madre, con un piano ben preciso teso a far saltare gli schemi delle famiglie criminali.

Una femmina non può non ricordare un altro titolo affine come Anime nere di Francesco Munzi (tra cui, anche allora, spiccava Fabrizio Ferracane), per la descrizione delle famiglie, per il contrasto tra gli affari di una criminalità moderna che si occupa di droga e ricatti, che sfreccia su auto e moto nuove ma ha le proprie radici in luoghi abitati da vecchi, case decadenti anche se costruite pochi decenni fa, dalla mobilia raffazzonata, sospese in paesi lontani e isolati. Girato con grande perizia nell’uso dei colori e del chiaroscuro, il film di Costabile riesce a contrapporre alla bellezza selvaggia della natura calabrese i vicoli bui del paese, dove ogni angolo può nascondere il pericolo di un agguato, esaltando l’interpretazione della Siciliano, molto credibile nel suo lento prendere coscienza e nell’acquisire sempre maggiore determinazione col passare del tempo. I toni scelti da Costabile rasentano volutamente lo stile dell’horror, ma al tempo stesso trasudano il dolore e l’empatia per la sorte della protagonista, il cui faticoso percorso suscita sincera emozione nello spettatore.

Beppe Musicco