Discreto esordio cinematografico del giovane Giuseppe Marco Albano. La storia è piuttosto bizzarra: Antonio Colucci (il bravo Antonio Andrisani) ha quarantasei anni, un matrimonio fallito alle spalle e una compagna con cui il rapporto non è sempre semplicissimo. Non ha il becco di un quattrino e continua a sognare di realizzare il film della vita, un improbabile horror alla Argento e dal taglio metafisico. Stretto tra i debiti, vicissitudini famigliari e piccoli saltuari lavori come regista di corti a scuola o per il comune, il poveraccio cerca disperatamente un mecenate, un finanziatore che possa dargli una mano da un punto di vista economico. Ma sarà durissima. ,Albano confeziona una piccola commedia dolceamara che guarda – non solo per l'ambientazione simile ma anche per il registro utilizzato che spesso vira nel grottesco, se non addirittura nell'umorismo nero – a quell'imprevisto successo commerciale che fu Basilicata Coast to Coast di e con Rocco Papaleo, altro film dalla forte impronta regionale ma capace, pur attraverso gli stereotipi, di restituire uno spaccato di Meridione. Qui le differenze si vedono e sono diverse: budget risicatissimo, cast senza grossi nomi e una sceneggiatura che in alcuni momenti mostra un po' la corda (nella descrizione del rapporto con la moglie e con il figlio, per esempio). Rimangono però diverse cose buone: il tono tra il surreale e il grottesco con cui si seguono le vicende di quest'uomo alle prese con un sogno impossibile da realizzare; il senso di solitudine e di sconfitta che si avverte tra le pieghe umoristiche del discorso, come nel dialogo non banale tra Antonio e il figlio a cui cerca di rendere conto, con dolore, dei motivi della separazione da una donna che ama ancora. E ancora, la buona gestione in sede di regia, di piccole ma incidenti figure di contorno come il solito, straordinario Ernesto Mahieux, caratterista di razza e qui impegnato nei panni di un piccolo e gretto imprenditore con il vezzo del cinema così come il coinvolgimento di tanti buoni caratteristi (Pietro De Silva, Rocco Barbaro nel ruolo gustoso dell'improbabile avvocato che cura gli interessi del protagonista). Più di tutto, funziona l'idea di raccontare una vera e propria odissea con al centro un lavoro che non si trova, soldi che non esistono o, se esistono, rimangono nelle mani di pochi e squallidi personaggi, il tutto narrato senza retorica o isterie ma mettendo al centro il vero e proprio miraggio di fare della propria passione un lavoro; e un lavoro che ripaghi gli sforzi. Un miraggio, una vera utopia in cui incappa il generoso e malinconico protagonista, alla stessa stregua di quei personaggi del Materano che il regista incastona in alcuni momenti del racconto e che, alle prese con un provino, ciancicando un italiano zoppicante, sognano a partire dalla loro esperienza come figuranti nei vari film girati in quei luoghi (Nativity e The Passion) successo e celebrità.,Simone Fortunato,