Domenica ricca di proposte interessanti al Festival di Berlino, spesso e volentieri fuori dalla sezione principale. Nella sezione Panorama è passato The Assistant, racconto – non scandalistico, ma purtroppo assai verosimile – di una giornata nella vita dell’assistente di un produttore cinematografico. Jane è in ufficio da sole cinque settimane, arriva ogni mattina per prima quando a New York è ancora notte (una macchina con autista la preleva da casa ma questo è l’unico segno di attenzione che riceve durante la giornata), prepara il lavoro per tutti, riordina l’ufficio del suo capo (compresa la pulizia di un divano su cui nessuno si vuole sedere, per motivi che diventeranno evidenti…), prepara schedule, fa fotocopie, risponde al telefono, accoglie ospiti, spesso giovani e belle donne piene di speranze… Nell’epoca del #metoo il film di Kitty Green potrebbe apparire trattenuto e minimalista, ma è il racconto delle piccole e grandi angherie quotidiane, dell’atmosfera di tensione costante (come quando Jane cerca di segnalare una situazione sospetta di molestie e viene subito rintuzzata da chi avrebbe il dovere di vigilare) a far emergere pian piano un mondo di soprusi in cui il sogno e l’ambizione di una ragazza si consumano un po’ alla volta nel silenzio.

Tutt’altra atmosfera per Mogul Mowgli di Bassan Tariq, protagonista Ritz Ahmed nei panni di Zed, giovane rapper inglese di origini pakistane che proprio nel momento in cui sta per sfiorare il successo si scopre vittima di una malattia degenerativa e sperimenta dolorosamente la sua fragilità. Il ricovero in ospedale sarà l’occasione per ripensare le scelte della sua vita, per affrontare il rapporto irrisolto con i suoi genitori e con la sua eredità culturale. Il passato che la sua famiglia porta con sé, dai tempi della fuga del padre ancora bambino al momento della divisione tra India e Pakistan, un trauma collettivo mai affrontato fino in fondo. Ma anche le radici religiose con cui Zed lotta fin da ragazzino per affermare la sua identità e lasciare un segno del mondo. Scoprirà un poco alla volta che più che essere ricordati è importante poter lasciare un’eredità, anche se a volta significa accettare che saranno altri a portarla avanti. Girato e montato con uno stile energetico e visionario e sorretto dalla grande interpretazione del suo protagonista (Ritz Ahmed è davvero anche un rapper che ha affrontato gli stessi temi di Zed), Mogul Mowgli è una rappresentazione efficace e coinvolgente dell’esperienza di una generazione che lotta per trovare un’identità e un’appartenenza.

Undine, diretto dal regista tedesco Christian Petzold (habitué del festival), è un’interessante rilettura della leggenda legata allo spirto delle acque, presente in molte mitologie e calata ora in una Berlino modernissima. Undine, infatti, all’apparenza è una donna come le altre: lavora in un museo dove tiene affascinanti lezioni sulla storia urbanistica della città, ha una storia con Johannes, ma lui vuole lasciarla. Il dramma, pare dietro l’angolo: parlerà sul serio quando minaccia di ucciderlo? Ma sul suo cammino arriva il mite Christoph, che di lavoro ripara turbine in un bacino presso una diga: Undine trova un nuovo amore. È qui che il film comincia a virare in una dimensione magica e fantastica che trova nella costruzione di un mondo subacqueo una chiave visiva decisamente interessante. La storia d’amore tra Undine e Christoph, infatti, fiorisce mentre i due condividono le immersioni e la familiarità della donna con l’acqua diventa un elemento sempre più decisivo, fino a un twist inaspettato.

Un elemento soprannaturale pervade anche il film brasiliano Todos os mortos. In una San Paolo che sta per affacciarsi sul Ventesimo secolo, Caetano Gotardo e Marco Dutra ci portano in un microcosmo (larga parte della storia si svolge nella casa di una famiglia di coltivatori di caffè in disgrazia) dove si mescolano i segni della modernità con il perdurare dei riti coltivati dagli schiavi africani, proprio in un momento in cui la schiavitù è finalmente stata abolita.

Laura Cotta Ramosino

Nella foto: una scena di Undine di Christian Petzold