In Una boccata d’aria, Salvo è un siciliano trapiantato da decenni a Milano dove ha aperto una pizzeria. Alla morte del padre, con cui ha tagliato i ponti, decide di tornare nel casolare di famiglia per convincere il fratello Lillo a vendere la proprietà e salvare così la pizzeria che è in gravi difficoltà economiche…

Diretto da Alessio Lauria al suo secondo film, Una boccata d’aria ha come protagonista Aldo Baglio, qui anche in veste di cosceneggiatore di una storia che racconta il classico tema del meridionale trapiantato al Nord che torna al Sud dove riscopre le proprie radici e dove decide di fermarsi di nuovo. Se il plot è piuttosto consueto – non mancano i luoghi comuni della solita Milano ripresa in zona navigli ma comunque città ostile rispetto a una Sicilia tutta sole e natura –  il film si fa apprezzare per il tono malinconico che sottintende a tutta la storia e che Aldo Baglio, nei panni di Salvo, riesce a trasmettere. Ci riferiamo soprattutto ai rapporti difficili con il fratello Lillo (Giovanni Calcagno), a quelli con il padre Nunzio (Tony Sperandeo; si vede solo in tre scene ma lascia comunque il segno) e anche alle incomprensioni con la moglie Teresa (Lucia Ocone) e con i figli Emma ed Enzo (Ludovica Martino e Davide Calgaro).  Salvo non è un personaggio positivo; è piuttosto egoista, ha come unico pensiero la pizzeria e in gioventù ha deluso e tradito il fratello Lillo. Una boccata d’aria è quindi soprattutto la storia di un riscatto personale di Salvo, senza che il film esageri con la retorica. Ovviamente non mancano le parti da commedia con Aldo che si cala nei panni dei suoi personaggi diventati celeberrimi insieme ai fidi Giovanni e Giacomo ma non rappresentano, a nostro avviso, gli aspetti più interessanti del film che ha potuto contare sull’attenta produzione del regista Matteo Rovere con la sua Groenlandia.

Stefano Radice

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