Scriviamo questa recensione proprio mentre, ancora una volta, la Terra Santa è insanguinata e lacerata da odi secolari che sembrano impossibili da superare. Un motivo in più per andare a vedere Un insolito naufrago nell'inquieto mare d'Oriente, opera prima del regista francese di origine uruguaiana Sylvain Estibal che ha voluto rappresentare l'assurdità delle divisioni tra arabi e ebrei nella Terra Promessa. E lo fa con un film costruito attorno a uno spunto davvero originale. Jafaar vive a Gaza ed è un pescatore palestinese di sardine in cattive condizioni economiche. Pesce ne pesca poco, ha la casa che è diventata una base dell'esercito israeliano che da li sorveglia chi entra in città. Come se non bastasse, è perseguitato da un creditore cui deve un bel po' di soldi. Un giorno si abbatte su di lui una nuova disgrazia: in una battuta di pesca, nella rete viene impigliato un maialino vietnamita… Jafaar si sente perseguitato dalla malasorte, il maiale è un animale impuro e nessuno deve sapere che lo ha pescato. Cerca di ucciderlo ma non ci riesce. Viene a sapere, però, che i nemici di sempre, gli ebrei israeliani che abitano in una colonia vicino a Gaza, pur essendo anche per loro il maiale un animale impuro, li allevano. Decide quindi di approfittare della situazione e, con l'aiuto di una ragazza ebrea, avvia un business che lo arricchisce… Ma i veri guai, per lui, devono ancora iniziare. ,Come si può capire, il film di Estibal è costruito in chiave da commedia farsesca ma il regista non rinuncia a mostrarci l'assurdità delle divisioni tra i due popoli. Vengono mostrate anche le limitazioni dei palestinesi; ad esempio, i pescatori di Gaza non possono allontanarsi più di 4 miglia dalla costa e anche per questo la loro pesca è sempre misera; sono continuamente fermati ai posti di blocco. La casa di Jafaar è presidiata dall'esercito israeliano che la considera un po' come casa sua. Non manca anche un accenno al terrorismo: Jafaar per i suoi affari con gli israeliani viene considerato un traditore e, per sdebitarsi, dovrà fare un attentato kamikaze nella colonia ebraica. Non mancano scene surreali come quella dei militari israeliani e di un gruppo di palestinesi che, insieme, danno la caccia al maiale che è scappato o quella della moglie di Jafaar che guarda insieme a un soldato una telenovela brasiliana. Tutti elementi che ci calano, molto bene, nella realtà martoriata della Terra Santa. Non siamo di fronte a un film del livello de Il giardino dei limoni o Il figlio di un'altra ma questo apologo pacifista – una commedia umana che ha vinto un Cesar francese nel 2012 – merita di essere visto.,Stefano Radice,