Nella storia del cinema al musical spetta un ruolo importante: il genere è esploso (ovviamente) alla fine degli anni 20, dopo l’arrivo del sonoro, per esaltare tutte le potenzialità della nuova “invenzione”. All’interno del musical classico hollywoodiano, prosperato tra gli anni 30 e gli anni 50, due performer in particolare sono state le vere star maschili del genere: Fred Astaire e Gene Kelly. Di quest’ultimo Un americano a Parigi costituisce uno dei titoli veramente imprescindibili. Uno di quei grandi classici che ogni cinefilo (che sia amante del musical o meno) si fregia di conoscere a memoria. E non solo perché diretto magistralmente da Vincente Minnelli, genio della commedia americana, ma perché rappresenta la summa perfetta di tutto quello che ci deve essere in un musica e che qui è presente alla massima potenza: colonna sonora strepitosa (il film è ispirato dall’omonimo poema sinfonico firmato da George Gershwin), perfomance canore indelebili (con brani celebri come “Love is Here to Stay”, “I Got Rhythm” e “’S Wonderful”) numeri di ballo coreografati nel minimo particolare, scenografie inventive che traggono ispirazione dai quadri impressionisti e che sono ulteriormente esaltate dall’utilizzo del technicolor, trama che mescola abilmente amore e romanticismo con una buona dose di umorismo, grazie soprattutto al personaggio dell’eccentrico musicista Adam (interpretato da Oscar Levant).

La trama, appunto, è presto detta: nella Parigi del dopoguerra un aspirante artista americano, Jerry Mulligan (Gene Kelly) espone le proprie opere tra le strade del quartiere di Montparnasse in cerca di fortuna. Una ricca americana (interpretata da  Nina Foch) lo nota e, con la scusa di volerne “sponsorizzare” la carriera cerca di abbordarlo. Intanto Jerry conosce la giovane Lise (Leslie Caron, qui al suo debutto scoperta proprio da Kelly) e se ne innamora perdutamente, ignorando che si tratta della donna che il suo amico Henri (Georges Guétary), cantante francese, sta per sposare… Il film ha vinto ben 6 premi Oscar nel 1952: miglior film, sceneggiatura, colonna sonora, fotografia, scenografia e costumi ed è ritenuto dall’American Film Institute fra le cento pellicole statunitensi più importanti della storia del cinema. (Ri)vedere Un americano a Parigi è il modo migliore per conoscere e apprezzare l’immensa bravura di Gene Kelly, attore, cantante, ballerino e coreografo che con il suo stile atletico e deciso ha portato il musical al suo apice. Non dimentichiamo che l’anno dopo, nel 1952, sarà protagonista del capolavoro del genere Cantando sotto la pioggia.

Maria Elena Vagni