Una ragazza campagnola e vintage, cresciuta dalla nonna, sogna di diventare stilista e si trasferisce così nell’insidiosa Londra: proprio i suoi sogni, però, la mettono misteriosamente in contatto con un’aspirante ballerina vissuta nella city negli Anni 60.

Presentato Fuori concorso alla 78ª Mostra del Cinema di Venezia, Last Night in Soho vede protagoniste la “regina degli scacchi” Anya Taylor-Joy e la giovane e naturale Thomasin McKenzie (Senza lasciare traccia, Jojo Rabbit), entrambe mattatrici di questa assurda e intrigante storia a metà tra sogno e realtà.

Edgar Wright è da sempre abile nel mischiare generi diversi (suoi Baby Driver o La trilogia del cornetto), e confeziona qui un thriller caleidoscopico che gioca con le aspettative del pubblico, riuscendo spesso a sorprenderle. Il più grande risultato del regista sta infatti nell’essere riuscito a trascendere la grammatica del genere thriller, venando il film di quelle sfumature musical e noir che gli danno una marcia in più tanto sul piano del ritmo quanto su quello dell’originalità. Nonostante la vicenda della protagonista sia infatti una storia di formazione a tutti gli effetti, il racconto non cade mai nei cliché tipici di questo tipo narrativo, riuscendo a dare motivazioni e profondità persino ai personaggi collaterali. Un’estetica accattivante e una scrittura minuziosissima completano il quadro, lasciandoci di stucco in più di un’occasione e tenendoci incollati allo schermo per tutta la durata dell’opera.
Spettacolo e tensione sono dunque assicurati, in un film barocco ma dove tutto trova il suo posto, dalle musiche stridenti ai colori pervasivi delle insegne al neon.

Roberta Breda

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