Unione virtuosa tra romantic comedy all’americana e lustro francese, bellissima sorpresa fuori concorso alla Festa del Cinema di Roma, lo spumeggiante Tutti pazzi per Rose, protagonisti un rodatissimo Romain Douris e Deborah François (irriconoscibile protagonista de L’enfant dei fratelli Dardenne), trasfigura gli anni Cinquanta francesi come The Artist aveva fatto con i Trenta americani, e ha il merito di raccontare con un delicato equilibrio di romanticismo e ironia una vicenda di emancipazione fuori dagli schemi.,Il titolo originale francese, Populaire, infatti, fa riferimento ad un modello di macchina da scrivere (rosa confetto) che diventa il frivolo simbolo del successo e dell’emancipazione della protagonista.,Rose, segretaria imbranata e volonterosa con il dono della velocità sui tasti della macchina da scrivere, rappresenta infatti un’intera generazione di donne che nel dopoguerra provavano per prime a trovare una strada diversa rispetto a quella già segnata dal destino: che si tratti di rifiutare il prevedibile matrimonio con il meccanico del paesino per tentare la fortuna come segretaria di una compagnia di assicurazioni non sminuisce la forza del passo della protagonista.,Senza indebolire questa dimensione “sociale”, Tutti pazzi per Rose resta anche e soprattutto una bella commedia romantica di quelle di una volta, che esplora, giocando con intelligenza con i cliché, la crescita del rapporto tra la candida (ma non ingenua) Rose e Louis, il suo principale, un uomo ferito dal passato, competitivo e ossessionato dal complesso dell’eterno secondo.,A fare da contrappeso alla vicenda di emancipazione di Rose c’è la ex fidanzata di Louis, Marie, che stanca di aspettare che lui superasse i sensi di colpa del “sopravvissuto” alla guerra, è convolata a felici nozze con un soldato americano che ha saputo amarla con più semplicità. Marie (la bella Bérénice Béjo di The Artist) è una donna realizzata come moglie e madre ma questo non le impedisce di giocare un ruolo discreto di mentore sia per Rose che per Louis. Il pezzo forte della vicenda, però, sono ovviamente le schermaglie tra Rose e Louis che, deciso a sfruttare fino a fondo il suo talento, preferisce escludere qualunque sottofondo sentimentale dal rapporto che stabilisce con la povera Rose. Incurante delle convenienze dell’epoca, per altro, la porta a vivere a casa sua, ma poi le fa spendere le serate ad allenarsi copiando a macchina interi capolavori della letteratura francese, dipingendole le unghie di colori diversi per farle imparare a usare tutte le dita sui tasti e facendola correre per migliorare le sue capacità fisiche (le gare di dattilografia all’epoca erano considerate come un vero e proprio sport e il film le riprende davvero in questo modo, con pubblico a fare un tifo da stadio e concorrenti sull’orlo del crollo fisico e nervoso).,Dalla natia Normandia a Parigi, una volta iniziata, per Rose la via del successo è spianata, ma quella dell’amore si rivela molto più complicata, e una notte d’amore a volte può complicare le cose anziché chiarirle. Questa è l’unica scena girata in uno stile molto più esplicito di quello che un film dell’epoca avrebbe scelto ed è quasi più il senso estetico prima ancora che il pudore a far rimpiangere una scelta più discreta.,Il film è però un tripudio per gli occhi con i suoi splendidi costumi d’epoca e un’ambientazione pastello che trova il suo più sgargiante simbolo proprio nella Populaire, la macchina scrivere rosa di cui Rose si trova a fare da testimonial e che dà il titolo alla storia. “America for business e France for love” è il motto finale della pellicola, e, fatta la tara (Tutti pazzi per Rose sta vari gradini sotto The Artist), potrebbe anche essere il simbolo di certo nuovo cinema francese, che fa l’occhiolino all’America e incantare tutto il mondo.,Laura Cotta Ramosino