In Tutti a bordo, Bruno è un padre che, dopo mesi di Dad, iscrive il figlio a un summer camp in Sicilia. Padre e figlio si ritrovano alla stazione di Torino, insieme ad altri sette bambini tra i 5 e i 12 anni, pronti a partire. Al binario si presenta anche Claudio, padre di Bruno e nonno di Juri. A causa di un disguido, il treno parte con i bambini a bordo, soli. A Bruno e Claudio non resta che mettersi in viaggio per cercare di raggiungere il treno in una delle tappe successive…

Diretto da Luca Miniero, Tutti a bordo è il remake del film francese Attention au Départ. Giusta l’idea di realizzare un film family, genere che manca alla produzione italiana, ma il tentativo non è riuscito. Tutti a bordo fin da subito si trasforma in un doppio road movie, quello che vede protagonisti Bruno (Stefano Fresi) e Claudio (Giovanni Storti) insieme al giovane Milo anche lui rimasto giù dal treno, e quello che vede protagonisti i ragazzini sul treno. Non si contano le scene e le situazioni assurde che soprattutto i due adulti devono affrontare tra viaggi in treno, trasporti in elicottero, autostop con ex sessantottini vegetariani e suore di Napoli che odiano la Juve. Fresi e Storti con il loro mestiere provano a reggere una sceneggiatura fragile e non sempre ci riescono; le gag sono deboli, dovrebbero far ridere i più piccoli ma dubitiamo ci riescano. Per quanto riguarda, invece, i ragazzini sul treno, risultano tutti piuttosto antipatici e generano una scarsa empatia. In questa storia ci sono poi due villain che i bambini devono affrontare: il cattivissimo controllore Mario (Carlo Buccirosso) e un uomo misterioso e mefistofelico (Gigio Alberti, assolutamente non riuscito il suo personaggio) che si scoprirà essere il direttore del camp estivo-carcere, dove sono diretti i bambini e dal quale scapperanno con una fuga rocambolesca.

Tutti a bordo è forse un film fuori tempo massimo, più ispirato ai modelli degli anni 80 (senza voler scomodare Mamma ho perso l’aereo) piuttosto che a quello che i bambini e i ragazzi oggi vedono soprattutto sulle piattaforme. Peccato per l’esperto Luca Miniero, ormai lontano da tempo dai fasti di Benvenuti al Sud e Benvenuti al Nord.

Stefano Radice

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