Marta, giovane palermitana, si lancia con curiosità nel mondo del lavoro, dopo la laurea in filosofia. Ma ci si mette subito il fidanzato a deluderla e ingannarla (prima di partire per San Francisco), poi le estenuanti ricerche di un lavoro confacente ai suoi studi. Infine si trova a sbarcare il lunario da precaria: metà giornata baby sitter, metà giornata telefonista in un call center di un’azienda che vende depuratori (inutili, e anche difettosi) a clienti inconsapevoli.,Nonostante la laurea, e il posto di lavoro allucinante (le canzoncine di inizio giornata, gli obblighi, i meccanismi di premiazione e punizione da reality show), Marta si butta con pragmatica ironia nell’avventura. Anche se quando incontra un sindacalista goffo e di buona volontà, forse per simpatia racconta le malefatte dell’azienda. Ma in fondo non ci crede a quei “discorsi”: da prevenuta che era, trova nella sua esperienza anche aspetti interessanti, e soprattutto funziona così bene da suscitare anche invidie o innamoramenti. Poi, alla lunga, vengono fuori magagne, violenze, soprusi insopportabili…,Tratto dal libro di Michela Murgia, “Il mondo deve sapere”, sull’esperienza autobiografica di una laureata in un call center, “Tutta la vita davanti” segna il ritorno di Paolo Virzì a temi sociali dopo la sfortunata commedia storica “N – Io e Napoleone”. Ma sempre con tono di comicità acre, di satira puntuta, di divertita osservazione di persone e ambienti. Quello della Multiple, l’azienda al centro della storia, è angosciante, comicamente trash, a tratti inquietante. Ed è probabile che esistano realtà come questa, anche se ovviamente si rischia di confondere le acque nel sommario j’accuse, e fare di una realtà un po’ ai limiti l’emblema della società moderna. Per carità, le caricature sono tali perché esasperano la realtà, ma non sono fotografie.,Eppure, nella prima parte il film è indiscutibilmente ben fatto, divertente, recitato ottimamente da un cast che assembla graditi ritorni su livelli di eccellenza (Massimo Ghini e soprattutto Sabrina Ferilli, nei panni di una “capa” terribile ma soprattutto spaventosamente sola e fuori dalla realtà), conferme notevoli (Elio Germano, Valerio Mastandrea) e ottime sorprese (la protagonista Isabella Ragonese, la sciroccata Micaela Ramazzotti, ragazza madre irresponsabile). ,Purtroppo, in linea con gli ultimi film di Virzì che hanno avuto nella tenuta della sceneggiatura il problema maggiore, a un certo punto la storia ha una sterzata strana: con cambiamenti repentini (Marta, dopo una delusione amorosa, diventa fin troppo spregiudicata), scene sopra le righe (la crisi isterica del venditore reso bene da Elio Germano), svolte prevedibili (quando un film non sa dove parare, sicuri che arriva un incidente…) e un colpo di scena finale – un delitto – poco credibile che rischia di compromettere il film, perché ne rende assurda la conclusione. Non perché la realtà non sia piena di tragedie e di “negatività”, ma perché la storia ce li fa piombare addosso in sequenze e in modalità che possono lasciare perplessi gli spettatori. Con l’aggravante di una specie di finale consolatorio, dove la voce fuori campo di Laura Morante (fastidiosa per gran parte del film) sottolinea anche un bel momento emozionante in modo talmente didascalico da risultare stucchevole. “Tutta la vita davanti” rimane un film con numerosi pregi (le battute e le osservazioni d’ambiente azzeccate, le interpretazioni) ma da Paolo Virzì un tempo ci aspettavamo molto di più. Invece i tempi di “La bella vita”, “Ferie d’agosto” e “Ovosodo” iniziano a essere lontani.

Antonio Autieri