Un incontro per far festa. I 25 anni del trio Aldo Giovanni e Giacomo sono stati festeggiati durante Fuoricinema, evento organizzato a Milano nel weekend scorso (16-18 settembre) da Anteo Spazio Cinema, Corriere della Sera e Sky. Intervistati da Michele Brambilla, direttore della Gazzetta di Parma che sta scrivendo un libro-racconto sulla loro carriera, i tre comici hanno ripercorso le vicende personali (gli inizi difficili, la gavetta) e i passi che hanno costruito il loro sodalizio. Cataldo Baglio detto Aldo, Giovanni Storti e Giacomo (anzi Giacomino, così fu chiamato proprio all’anagrafe) Poretti si sono raccontati alla loro maniera, ovvero facendo divertire il pubblico. Se Giacomo è finito presto nel mirino dei due compari, mentre ricordava i suoi inizi teatrali in un Conte di Carmagnola per ragazzi, Giovanni ha definitivamente aperto le schermaglie quando ha spiegato che gli “altri due” «non avevano prospettive: quello con una carriera luminosa ero io…». Lui e Aldo erano già un duo, mentre Giacomo – «che faceva coppia cabaret con scarsissimi risultati»: in realtà faceva coppia con Marina Massironi, «ci chiamavamo Hansel e Strudel» – si aggregò in un secondo momento. Il loro primo spettacolo in tre – il nome del gruppo era Galline Vecchie Fan Buon Brothers… – si svolge nel 1991 al Caffè Teatro di Samarate, paesino di 16mila abitanti in provincia di Varese: fu Maurizio Castiglioni, proprietario e direttore artistico di quel locale diventato un ritrovo fisso per comici già affermati o emergenti, a spingere perché diventassero un trio. Oggi una targa nel locale – che strinse una sorta di gemellaggio con il milanese Zelig – ricorda la storica serata di 25 anni fa.

La fortuna del trio è la capacità di far nascere sketch dalla rielaborazione della vita reale: «Quello famoso del biglietto del tram – ricorda Aldo – nasceva da mie frequenti vicissitudini sui mezzi pubblici, su cui timbravo una volta ogni sei mesi… Una volta, coperto da un amico che rallentava i controllori, scappai a gambe levate…». Così i loro road movie nascono da «viaggi assurdi che abbiamo fatto su auto improbabili…». Mentre un altro mitico – ripropostocon un video a sorpresa di metà anni 90 – ovvero quello del “terrone” Aldo tormentato dai due lumbard Giovanni e Giacomo, ripreso molte volte in varie forme, aveva la sua origine in una reale, lontana love story del comico nato a Palermo con una ragazza “nordica” al cui padre non andava molto a genio il potenziale genero “terùn”…

La svolta della carriera è stata rappresentata da Mai dire gol, «una trasmissione – sottolinea Giovanni – che ci permetteva di inventare: la Gialappa’s Band ci permetteva di sperimentare sulle numerose idee e personaggi che avevamo». Giacomo rievoca, tra i tanti, come fu casuale il personaggio di Tafazzi, l’omino in calzamaglia nera che si fracassava le parti basse con una bottiglia, inventato durante le prove di uno spettacolo teatrale, poi proposto senza successo alla Rai («roba da oratorio», ci dissero) e infine lanciato su Mai dire gol perché la Gialappa’s ne colse la forza comica dirompente. «Lo mandammo in onda una prima volta, ma né noi né le persone più vicine a noi ne erano convinte: anzi, non ci era proprio piaciuto. Poi il giorno dopo ci telefonò Walter Veltroni, all’epoca direttore dell’Unità: era entusiasta del personaggio, voleva fare un pezzo su Tafazzi simbolo della sinistra autolesionista che gode a flagellarsi, che affidò poi allo scrittore Sandro Veronesi. L’ultimo nostro pensiero, però, è che Tafazzi potesse essere metafora di qualcosa. Non ci pensavamo lontanamente».

Poi è arrivato il cinema, con i grandi successi da Tre uomini e una gamba («quante prove per il gol di Aldo che esce dalla sabbia…») in poi. Con l’obiettivo di far divertire ancora, il prossimo Natale, quando uscirà il loro nuovo film Fuga da Reuma Park. «Reuma perché siamo ormai dei vecchietti…» ha chiosato Giacomo. Intanto, quest’anno una lunga tournée ha festeggiato il venticinquennale con la riproposizione di vecchi sketch, ancora di grande successo: 40 spettacoli tutti esauriti in tutta Italia, ma anche in Svizzera e persino a Londra («ma erano tutti italiani» chiariscono subito). Cosa consigliare a un giovane che vuol cimentarsi con il loro mestiere? «L’importante è avere passione» afferma Giovanni. Aggiunge Aldo: «Se ci si diverte le cose vengono da sole». Ma puntualizza Giacomo: «Occorre però essere non solo appassionati ma anche ostinati sulla propria passione».

Cosa permette, infine, dopo tanti anni di far ridere tre generazioni di spettatori? Qual è il loro “segreto“, se ne hanno uno, per durare da così tanto tempo? «Forse che non facciamo mai arrabbiare nessuno» ipotizza Giacomo. «Temevamo un po’, anni fa, con lo sketch dei sardi, popolo meraviglioso ma anche un po’ permaloso» ricorda Giovanni. «E invece è sempre stato un trionfo fin dalla prima volta che lo abbiamo proposto, ce lo chiedono sempre quando andiamo in Sardegna». Stessa cosa perfino quando hanno interpretato personaggi in sedia a rotelle, davanti a malati che non solo non si offendevano, ma ridevano a crepapelle. Ma forse il vero segreto, come si vede quando scherzano affettuosamente l’un l’altro con il “bagaglio” di tante avventure ed esperienze vissute insieme, è che Aldo Giovanni e Giacomo sono – come i personaggi che interpretano spesso nei loro film e spettacoli – davvero tre grandi amici. E come i veri amici, almeno nella finzione (ma probabilmente non solo…), spesso litigano, a volte si azzuffano, ma si vogliono un gran bene. E il pubblico può riconoscersi in quella esperienza di amicizia che vede in loro. Buon compleanno, carissimi.

Antonio Autieri