Tótem – Il mio sole (vincitore del premio della Giuria Ecumenica al Festival di Berlino 2023), è un film che utilizza una bambina, la piccola Sol (Naíma Sentíes), come sguardo soggettivo per esplorare i dilemmi di una famiglia alle prese con questioni di amore, crepacuore, classe, innocenza e, soprattutto, mortalità. La camera della regista Lila Avilés si muove al ritmo della scoperta giovanile e del dolore imminente, aprendo nel frattempo una finestra sull’amore reciproco di una famiglia della classe media messicana.

C’è una festa da organizzare, ed è per il padre di Sol, un pittore di nome Tonatiuh (Mateo García Elizondo); la festa è organizzata dal nonno della ragazza, Roberto (Alberto Amador), che parla a raffiche con l’aiuto di un elettrolaringe a batteria. Il cancro, a quanto pare, è di casa in questa famiglia, poiché la moglie di Roberto è morta di malattia anni prima, e suo figlio, soprannominato Tona, sta per incontrare un destino simile. E mentre incombe sulla storia, il giovane padre è per lo più assente, mentre Sol lo cerca nei tortuosi corridoi della casa di famiglia. Il ritratto della regista di questa casa, luogo di gioia e tragedia allo stesso tempo, è descritto dalla curiosità di Sol per la vistosa assenza di suo padre dalla sua festa di compleanno. Il ritratto di Tótem – Il mio sole dell’armonia familiare e della minaccia del suo collasso è cucito insieme da piccole scene di vita domestica, e Sol è al centro di un vasto turbinio carnevalesco di personaggi e dei loro movimenti. Il film dissemina ovunque riproduzioni di nature morte con riprese ravvicinate (e abbastanza faticose): pile di piatti sporchi che ingombrano l’angusto bancone della cucina; la vistosa parrucca da clown che Sol indossa impunemente; lo spiritista che cammina di stanza in stanza agitando fasci di bastoncini per allontanare gli spiriti maligni e bruciando un pane rituale.  La festa all’aperto di Tona si colloca a metà tra il celebrativo e il funebre, e dove una rete intrecciata di familiari e amici affronta forzatamente cosa significhi vivere e morire. Nel frattempo, l’ingenuità di Sol è in netto contrasto con i personaggi adulti che anticipano la morte di Tona con un misto di negazione e vergogna. L’amore di Sol per suo padre è pari solo alla sua incerta comprensione della sua morte imminente, e il film ci fornisce indizi contrastanti sul modo in cui tutti, grandi o piccoli, lottano per confrontarsi con la presenza della morte nel proprio tragitto di vita.

In Tótem – Il mio sole la Avilés cerca di assicurarci che, con l’abbondanza di amici, famiglia e con l’assistenza mistica di uno spiritista, la morte può essere affrontata con malinconica speranza. Gli attori sono in perfetta sintonia con l’estetica del film, si muovono e respirano, discutono e ridono, concentrati sul modo in cui i nostri cari restano lì, anche dopo la fine. Ma la sensazione è che più che la speranza, trionfi la malinconia.

Beppe Musicco

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