Ticket To Paradise ha per protagonisti David e Georgia, due ex coniugi sempre ai ferri corti ma uniti dall’amore per la figlia Lily. Quando ricevono la notizia che la giovane starebbe per sposarsi a Bali con un allevatore di alghe, decidono di partire fermamente convinti di riuscire a boicottare il matrimonio…

Dopo aver diretto Mamma mia! Ci risiamo, il regista Ol Parker torna a cimentarsi con una commedia sentimentale che affonda le sue radici nella storia del cinema. Ticket to Paradise, infatti, racconta il classico tema di due persone che si detestano, farebbero di tutto per non stare vicine ma che, alla fine, scoprono ancora di amarsi. Niente di nuovo, quindi, per lo spettatore. Parker si affida al fascino e alla bravura di George Clooney (David) e Julia Roberts (Georgia), che tornano a lavorare insieme dopo Ocean’s Eleven e Twelve e dopo il drammatico Money Monster. I due protagonisti, oltre a essere due icone di Hollywood, hanno classe da vendere e dimostrano una bella intesa. Rivitalizzano gag di una sceneggiatura debole oltreché prevedibile cercando di dare un po’ di brio a un film che fatica a decollare; talvolta, però, esagerano con smorfie e ammiccamenti. Anche la voce di Francesco Pannofino, storico e bravissimo doppiatore di Clooney, inizia a essere un po’ troppo roca.

Tutto, comunque, ruota attorno a George e Julia, tanto è vero che le vicende sentimentali della figlia Lily (Kaitlyn Dever, vista nella bellissima serie Unbelievable) e del suo fidanzato Gede (Maxime Bouttier) passano decisamente in secondo piano. Ci sono poi personaggi poco riusciti come Paul (Lucas Bravo), l’aspirante marito di Georgia, che poco aggiungono alla storia.  Il film ha una bella fotografia ed è confezionato in modo molto professionale; i paesaggi di Bali sono incantevoli anche se il film per la maggior parte delle riprese, causa limitazioni Covid, è stato girato nelle isole Whitsunday al largo dell’Australia. Ma è un po’ poco, a nostro avviso, per conquistare il pubblico.

Stefano Radice

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