Con questo film, Marvel ha deciso di affrontare un nemico diverso: nella nuova avventura sul grande schermo i suoi “eroi” si trovano a fronteggiare un’entità oscura e senza volto, la depressione, che prende il nome di Void. Il film ha una trama molto lineare, che non spicca particolarmente per articolazione o stratificazione del racconto. Yelena Belova (Florence Pugh), sorella della celebre Vedova Nera, è una mercenaria che lavora per Valentina Allegra de Fontaine (Julia Louis-Dreyfus), la direttrice di un centro di ricerca per armi innovative, cioè supereroi in provetta. Quando De Fontaine finisce sotto inchiesta, assolda Yelena e altri come lei (Wyatt Russell e Hannah John-Kamen) per disfarsi di qualsiasi prova compromettente, tra cui i mercenari stessi. Questi finiscono quindi costretti ad allearsi, ma, nel tentativo di sfuggire a Valentina, liberano Bob (Lewis Pullman), che si rivelerà essere l’arma più potente mai creata.

In passato Marvel aveva già tentato di dare una piega “dark” ai suoi racconti (in Dottor Strange nel multiverso della follia alcune scene rasentavano il genere horror), ma sempre muovendosi più su un fronte formale che tematico. Il più grande successo in questa scia di tentativi era stata l’introduzione di Bucky (Sebastian Stan) ovvero Il Soldato d’Inverno, che infatti ritroviamo anche in Thunderbolts*. In questo caso però, il procedimento adottato sorprende perché è l’inverso. Infatti, il film introduce un tema molto più importante e pesante, ma lo fa con un tono ironico e spigliato, quasi una specie di black humour. I protagonisti non sono scintillanti né invincibili, le loro vicende più oscure vengono direttamente mostrate allo spettatore e non vincono un combattimento che sia uno. Tuttavia, escono dalla vicenda da eroi, e vi riescono proprio grazie alle loro fragilità. La parabola proposta è innovativa, distaccandosi dalla classica narrazione Marvel attira anche di più lo spettatore, ma è da sottolineare come sia comunque un tentativo che ha ampio margine di miglioramento. Muovendosi su un filo così delicato come quello dell’ironia dark è facile scadere nella minimizzazione di certe tematiche e nella farraginosità di un finale posto come una pezza edulcorata a rattoppare una vicenda in realtà molto drammatica (il modo in cui viene sconfitto il nemico, ha senso, ma sembra rimanere molto sulla superficie).

Il film si presenta dunque come una sorpresa positiva, soprattutto rispetto allo stallo Marvel degli ultimi tempi, ma è una promessa che ci si augura possa crescere e migliorare proseguendo con la narrazione dietro questi nuovi protagonisti, che sono tutti da scoprire perché nel film non vengono poi tanto sviluppati (Bucky stesso è posto molto di contorno, in rappresentanza di una vecchia generazione ormai decaduta).

Valentina Villa

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