Walter, uscito dopo dodici anni di prigione, trova lavoro in una segheria. Guardato a vista dai colleghi per il suo passato, si innamora ricambiato di una collega rude e sensibile al tempo stesso. E a lei confessa il suo reato di un tempo: molestare le bambine,Il tema della pedofilia è tra i più delicati e difficili da trattare al cinema. Si rischia di scadere nel morboso, se non peggio (il cinema italiano ci “regalò”, in questo senso, il pessimo e quasi giustificatorio “Pianese Nunzio 14 anni a maggio” di Antonio Capuano). Cosa che non capita a questa pregevole opera prima di Nicole Kassell, vivificata da un’interpretazione sobria ed estremamente controllata da Kevin Bacon, protagonista assoluto – come gli capita, ahinoi, solo nelle produzioni indipendenti: e presto debutterà alla regia – e non spalla come avviene nei grandi film in cui ha dato prova del suo talento al grande pubblico (ultimo: Mystic River). ,”The Woodsman” – letteralmente “l’uomo dei boschi”, o meglio “il taglialegna”: il titolo fa riferimento alla versione americana della favola di Cappuccetto Rosso, dove il cacciatore che la libera dal lupo cattiva è in realtà appunto un taglialegna… – è invece un piccolo film. Piccolo e sfortunato, si direbbe: difficilmente riuscirà a farsi notare, non essendo riuscito a prendere nessuna nomination agli Oscar (in un’annata ricchissima di buoni e ottimi film, soprattutto di ottime interpretazioni maschili) tra i tanti “oscarizzabili” di un periodo fitto di uscite di valore. Ed è un peccato. La storia di Walter, pedofilo (ma lui ha solo molestato, dice – pur nel rimorso – a sua parziale difesa alla ragazza che ama, mai violentato) che dopo dodici anni cerca di rifarsi faticosamente una vita entra sotto pelle, in una tensione drammaturgia notevole che insinua l’angoscia nello spettatore. Perché ci si chiede come farà a non ricaderci, istintivamente attratto ancora dalle bambine ma razionalmente convinto di dover cambiare strada. E non aiutano certe malelingue e delazioni sul suo passato, anche se non mancano anche rapporti solidali. E che rischia di essere accusato ingiustamente di reati che ora non commette più. Sarebbe stato facile concludere nella tragedia o nella disperazione questa vicenda che parte dallo squallore per puntare al desiderio di un vero bene. La soluzione scelta dalla Kassel sembra pertanto la più coraggiosa.,Antonio Autieri,