The Visit (id.)
USA, 2015 – 94’
Genere: Horror
Regia di: M. Night Shyamalan
Cast principale: Olivia De Jonge, Ed Oxenbould, Deanna Dunagan, Peter McRobbie, Kathryn Hahn
Tematiche: f amiglia, pazzia, paura, misteri, film amatoriale
Target: da 14 anni

Due ragazzini passano una settimana in compagnia dei nonni che non hanno mai conosciuto. Se in un primo momento la convivenza pare idilliaca, col passare dei giorni i nonni iniziano a comportarsi in modo strano…

Recensione

Chi ha apprezzato i primi film di M. Night Shyamalan da anni spera in un ritorno del regista/sceneggiatore alla qualità e originalità degli inizi. Anche questa volta, purtroppo, la speranza è vana.
Il film inizia con un clamoroso “spiegone” della premessa che dà avvio alla storia: una donna sulla quarantina di nome Loretta ci racconta che di recente è stata contattata dai genitori che non sentiva da anni, i quali desiderano incontrare i nipotini che non hanno mai conosciuto. Becca e Tyler, i due figli di Loretta, andranno così a fare visita ai nonni, fermandosi da loro per una settimana. C’è dell’altro: Becca documenterà la permanenza giorno per giorno, girando un filmino amatoriale (è alla sua videocamera che Loretta sta parlando).
I nipoti si mettono così in viaggio, e l’incontro coi nonni è piacevole. Pian piano però, i due anziani assumeranno comportamenti sempre più instabili e inquietanti, trasformando la visita dei ragazzi in un incubo ad occhi aperti.
Progetto del regista è evidentemente quello di ricostruire la struttura di una fiaba tradizionale: due eroi partono all’avventura verso un mondo sconosciuto dove non tutto è ciò che sembra, e dovranno affrontare le proprie paure per superarne gli ostacoli e infine riportare a casa un “magico elisir”. Il progetto non si evolve granché oltre la forma teorica perché nei fatti, al di là del progressivo aggravarsi della follia dei nonni, la storia non procede. Come avviene per la premessa, quasi tutte le tematiche importanti e diversi passaggi narrativi sono fatti emergere da racconti diretti dei personaggi: l’abbandono dei ragazzini da parte del padre, il conseguente trauma di Tyler, il problema di Becca con gli specchi, il misterioso litigio tra la madre e i nonni… e molto altro. Lo stesso vale dunque per i riferimenti al mondo fiabesco: fatta eccezione per una scena in cui la nonna invita la nipote a entrare nel forno (chiaro rimando alla strega di Hansel e Gretel), il parallelismo viene esplicitato in modo didascalico tramite Becca, la quale dichiara letteralmente che scopo della visita per lei è procurare alla mamma “l’elisir” di cui ha bisogno (il perdono dei nonni, per la lite avvenuta anni prima).
Un’altra nota dolente di The Visit è rappresentata dall’idea del documentario. Con questo espediente, Shyamalan intende evidentemente accodarsi al filone dei found footage film, quei film che fingono di essere video amatoriali girati dai protagonisti. Dal fortunato The Blair Witch Project (1999) a oggi, di horror di questo tipo se ne sono visti moltissimi, e si tratta ormai di un sottogenere decisamente abusato. A nostro parere inoltre, la tecnica del found footage negli horror è di per sé rischiosa, perché limita e condiziona fortemente le scelte registiche: le riprese devono infatti sottostare prima di tutto alla pretesa di realismo, la quale deve a sua volta convivere con l’esigenza di mantenere alta la tensione. Shyamalan cerca di sopperire a questo limite intrinseco del genere, inserendo a un certo punto della storia una seconda videocamera, gestita da Tyler. Tuttavia la presenza di due differenti punti di vista, se aiuta a variare e “movimentare” le riprese, non nasconde le continue forzature cui sono costrette scrittura e regia (videocamere perennemente accese e posizionate in luoghi improbabili).
In conclusione: se probabilmente è stata buttata troppa carne al fuoco in fase ideativa, per contro nella realizzazione si è dato peso a elementi più “d’effetto” (l’uso del found footage, le scene di terrore, il poco credibile colpo di scena), trascurando lo sviluppo della storia e dei temi a essa legati.
Il risultato è in sostanza la documentazione di un’escalation di pazzia che avviene tramite sequenze spaventose, a volte divertenti, ma alla lunga ripetitive e fini a sé stesse. L’ottimo cast (in particolare il giovane Ed Oxenbould e Deanna Dunagan nella parte dell’inquietantissima nonna) alle prese con personaggi interessanti non basta a rendere credibile un intreccio molto debole, che poco ha a che vedere con la maturazione che ci viene raccontata nel finale.

Maria Triberti