Come nel caso di Harry Potter i produttori della saga di Twilight non sono riusciti a trattenere l’avidità e hanno deciso di dividere in due parti la conclusione del fantasy che ha conquistato i cuori di adolescenti e non solo.,Il risultato è, purtroppo, come nel caso del maghetto, una prima parte dai tempi dilatatissimi, che secondo ogni logica di racconto dovrebbe corrispondere giusto alla metà (se non meno) di un film…,Un “dettaglio” che d’altra parte non sembra aver disturbato la schiera di fan che ha decretato il successo planetario della saga.,Non si può negare che l’aspettativa ci stesse tutta: dopo tre pellicole spese a raccontare l’irresistibile e proibita attrazione tra l’umana e il vampiro ( pericoloso benché vegetariano…), finalmente i due avrebbero coronato l’amore con il matrimonio e poi consumato quell’unione fisica dalle mille incognite, mentre la protagonista Bella si preparava a diventare lei stessa vampira.,Se si dovesse fare una valutazione puramente artistica dell’operazione sarebbe fin troppo facile enumerare le debolezze croniche degli adattamenti dei romanzi di Stephenie Meyer, che in questo capitolo diventano particolarmente evidenti sia per la sopracitata dilatazione che per una curiosa testardaggine nel mancare le migliori occasioni di conflitto e approfondimento a favore di uno sfruttamento intensivo del melò più bieco e di un romanticismo da rivista per adolescenti. Per non parlare della definizione dei vari personaggi, in particolare quello dello sfortunato Jacob, che sembra cambiare opinione ogni due scene…,Ecco spiegato un andamento a marce alterne, che cerca di intervallare scene d’azione non troppo riuscite (pessima, come sempre, l’animazione dei lupi in cui si trasformano gli indiani che osteggiano i vampiri) alle lunghe sequenze parlate, che rischiano a volte di diventare involontariamente comiche nell’insistere sulle sfumature del legame tra Bella (l’epitome della gatta morta) e il suo grande amore Edward, anche lui perennemente tormentato da dubbi e sensi di colpa.,Eppure nonostante tutti questi difetti alla pellicola va riconosciuto, pur con le mille cautele del caso, almeno un merito a livello di contenuto, riconducibile all’impostazione dell’autrice della serie, di religione mormona.,Se i capitoli precedenti della saga erano stati riconosciuti come una sorta di manifesto a favore della castità (anche se sarebbero tutti da discutere i presupposti della decisione in merito), in questo caso la storia presenta uno snodo fondamentale dichiaratamente a favore della vita, come non si vedeva dai tempi di Juno…,La solitamente esangue Bella, infatti, di fronte all’imprevista gravidanza che mette a rischio la sua vita (il concepito cresce a velocità anomala e ha una forza sovrumana che rischia di spezzare il corpo della madre) non ha un attimo di esitazione a rivendicare il valore di quella vita, perfino contro le preoccupazioni del suo amato. E insieme a lei anche un altro personaggio insiste nell’affermare che quel bambino (non un semplice “feto” come lo chiamano gli altri) ha il valore di una persona anche nel suo essere una minaccia alla vita della madre.,Certo, è chiaro che in qualche modo lo spettatore sa che l’esito sarà in qualche modo positivo (anche se la scena del parto, a forti tinte horror, potrebbe risultare sconvolgente per un pubblico giovane più di tanti morsi vampireschi), ma questo nulla toglie al fatto che per una volta una gran massa di giovani e meno giovani si troverà di fronte a un discorso “forte e chiaro” sul valore della vita fin dal suo concepimento.,Peccato che ciò accada in un contesto per tanti altri versi sciatto e semplicistico; basti pensare alla sbrigativa giustificazione che Bella dà alle uccisioni compiute da Edward prima di convertirsi alla dieta vegetariana (”quelli che hai ucciso erano assassini, chissà quante vite hai salvato”). Unica scusa per la sceneggiatrice il fatto di provenire da tante stagioni del televisivo serial killer dei serial killer Dexter…,Luisa Cotta Ramosino