Dopo il felice esordio di Gone Baby Gone, Ben Affleck torna dietro la macchina da presa (ma anche davanti: qui si cuce addosso il ruolo del protagonista, un rapinatore romantico e tormentato) adattando un altro bel romanzo di ambientazione bostoniana. Mette in scena la storia di un difficile tentativo di redenzione sullo sfondo del miglio quadrato americano con la più alta percentuale di rapine a mano armata.

Tre spettacolari rapine scandiscono la storia: la prima, quella che segna l’inizio del rapporto tra Doug e Claire (anche se lei ancora non lo sa); una seconda pittoresca, in abiti da suore; e l’ultima, nientemeno che nella “cattedrale” di Boston, lo stadio di Fenway Park. Sulle tracce dei geniali criminali un testardo agente dell’FBI, Frowley, rappresentante della legge disposto a tutto pur di fermarli, e in questa ossessione inquietantemente simile alle sue prede. Sono tante le catene che legano il protagonista Doug MacRay al quartiere natale di Charlestown: un mestiere maledetto ed esaltante trasmesso di padre in figlio, una carriera fallita di giocatore di hockey; un’amicizia – quella con il “socio” psicopatico Jem – diventata una zavorra capace di tirarlo a fondo, una relazione fallita con la sorella tossica di lui, la difficile lotta contro l’alcolismo, la nostalgia per una madre sparita troppo presto.

Dentro un destino che pare già scritto – la morte o la galera – irrompe l’incontro con Claire, prima ignara vittima della violenza e dell’inganno, poi inaspettata fonte di speranza di un cambiamento. È lo sguardo indifeso e ferito di Claire, capace però di smascherare le sue fragilità, che fa intravedere per la prima volta a Doug, in crisi con un mondo di cui sente da tempo di far parte solo a metà, la reale possibilità di una vita nuova, trasformando il suo disagio nel motore di un vero cambiamento. Ma può un amore nato sull’inganno (Doug si è presentato alla ragazza con una menzogna e fa una fatica del diavolo a tenerla lontana sia dalle indagini di Frowley che dai sospetti e dalle minacce di Jem) dare la salvezza ad un uomo? Ed è vera la salvezza che si può cogliere solo al prezzo di abbandonare gli amici di un tempo, ora solo naufraghi disperati pronti ad aggrapparsi ai loro compagni di sventura e portarli verso la morte? Come Jem, che nel passato ha probabilmente salvato la vita dell’amico e per questa ragione accampa un diritto di “sangue” su di lui. Schiavo della violenza come di una droga, pericolosamente imprevedibile e deciso a finire la propria carriera nel sangue piuttosto che in galera, Jem rappresenta nella vita di Doug il polo opposto a Claire. Non a caso intuisce subito la “pericolosità” della ragazza nella battaglia per l’anima dell’amico.,Il groviglio di morale e di sentimenti nei cuori dei personaggi (resi credibili dalle ottime performance dello stesso Affleck, del protagonista di Hurt Locker Jeremy Renner e della dolce e combattiva Rebecca Hall) si fa via via più complesso e difficile da sbrogliare, le azioni e le reazioni dei personaggi più violente, le loro conseguenze più drammatiche, ma il racconto non perde mai la bussola e fila dritto verso il suo finale inevitabile di grandiosa tragedia, anche se Affleck e gli altri sceneggiatori si prendono qualche benvenuta libertà rispetto al libro.

The Town offre un mix ormai raro di spettacolo e riflessione, pieno di ritmo e costellato di grandi scene d’azione e di feroce violenza, come pure di guizzi di humour e di sentimento. Ma costituisce anche una meditazione non banale sul destino e sulla libertà, sulla possibilità di cambiare e sul prezzo richiesto per esserne degni.

Laura Cotta Ramosino