Maja è una rumena scampata all’Olocausto che, dopo la guerra, si rifugia negli Stati Uniti dove sposa il dottor Lewis e con il quale ha un figlio, Patrick. Un pomeriggio, proprio mentre è in giro con il bambino, sente un fischio che la getta nell’angoscia perché le ricorda Karl, l’aguzzino delle SS che, insieme ai suoi commilitoni, l’aveva violentata e torturata e ucciso la sorella. Inizia a pedinarlo in modo insistito finché non decide di passare all’azione; lo aggredisce e lo cattura. Con la complicità del marito, lo imprigionano in cantina e lo interrogano. Maja vuole che Karl confessi di essere un ex soldato nazista e che riconosca di averla torturata. L’uomo, però, nega; sostiene di chiamarsi Thomas, di essere svizzero e li supplica di farlo tornare a casa dalla moglie Rachel e dai due figli. Dove sta la verità? Lewis teme che la moglie si stia confondendo e, intanto, la polizia inizia a indagare sulla scomparsa dell’uomo…

Noomi Rapace (Maja) ha fortemente voluto questo film, tanto da essere tra i produttori esecutivi di The Secret – Le verità nascoste. La regia è stata affidata a Yuval Adler, al terzo lungometraggio dopo Bethelhem (sulla questione israelo-palestinese) e The Operative – Sotto copertura (spy story). Rispetto ai due precedenti lavori, a nostro avviso, The Secret è un mezzo passo indietro.  Intendiamoci, al film non mancano una certa tensione e il ritmo ma si ha l’impressione di essere di fronte a qualcosa di già visto e a un andamento molto prevedibile, con Lewis che dubita della moglie e Maja determinatissima ad andare fino in fondo minacciando di uccidere Thomas. Vero che assistiamo a un colpo di scena nel sottofinale ma la chiusura del film è troppo in calando. L’aspetto più interessante della pellicola è che siamo messi di fronte a due segreti che poco a poco vengono svelati (il titolo originale infatti è The Secret We Keep, il segreto che nascondiamo); quello di Maja che racconta a Lewis (Chris Messina) i suoi traumi causati dalla violenza nazista, e quello di Karl/Thomas (Joel Kinnaman) che a poco a poco svela il suo passato anche in questo caso taciuto alla moglie. Il film poteva essere molto più significativo – da un punto di vista cinematografico sono deboli i continui flashback sul passato della donna e alcuni personaggi – anche se Noomi Rapace non sfigura (ma perché farle fumare in modo compulsivo una sigaretta dopo l’altra?).

Aldo Artosin