Negli ultimi anni la cucina (sia quella altissima, costosissima e stellata o quella più umile dei locali di quartiere) si è fatta strada nel cinema e nella televisione, una tendenza specchio di un interesse diffuso trasversalmente che in alcuni casi raggiunge punte estreme di follia sia economica che gustativa. The Menu è un thriller che vuole essere insieme una satira corrosiva di un certo modo astruso e disumano di intendere il cibo (memorabile qui la portata che contiene l’accompagnamento del pane ma senza il pane stesso, che viene solo descritto) e una spietata critica del sistema sociale di cui questo è un epifenomeno.

La cena esclusiva per 12 ospiti al modico prezzo di alcune migliaia di dollari è un’esperienza irrinunciabile per il giovane Tyler (Nicholas Hoult), sedicente esperto di cucina che conosce a memoria anche gli strumenti più esotici, non resiste a fotografare i piatti anche se proibito e riesce a prevedere le parole dello chef. Peccato che, mollato dalla sua fidanzata, abbia deciso di portare con se Margot (Anya Taylor-Joy), una ragazza misteriosa ma dalle origini decisamente proletarie che non perde occasione per criticare l’imponente messa in scena che circonda la mensa dello chef Slowik (Ralph Fiennes).
Insieme a loro un ristretto manipolo di ricconi: una critica culinaria (responsabile di innumerevoli fallimenti di ristoranti) con il suo leccapiedi, una star del cinema in declino con la sua assistente in procinto di mollarlo, un trio di dipendenti di una ditta high tech che ha appena acquisito il ristorante, due miliardari clienti di lunga data e una misteriosa vecchietta intenta a ubriacarsi.

Quella che inizia da subito come una serata straniante, tra regole incomprensibili, discorsi deliranti dello chef e strane apparizioni, si trasforma man mano in un letterale gioco al massacro dove i segreti di tutti vengono messi alla luce e l’idea stessa di una cucina così astratta, elitaria e spietata si demolisce un pezzo alla volta… Insieme ai suoi fruitori.
È forse la civiltà occidentale capitalista che si mette sotto processo e si condanna da sola attraverso una delle sue espressioni più assurdamente esclusive, o solo l’impazzimento di chi ha perso ogni contatto con la vita reale (a dispetto delle prediche sulla purezza degli ingredienti e il contatto con la natura)? Il tutto non può che dirigersi verso un immenso falò delle vanità dove non c’è spazio per pentimento e redenzione ma solo delitto e castigo. L’unica a ribellarsi è proprio Margot, l’invitata non prevista che come nella fiaba il bambino che grida “il re è nudo”, qui denuncia una cena sontuosa che a dispetto delle premesse, non può che lasciare affamati, affamati da morire. Solo questa affermazione quasi infantile di bisogno può spalancare una porta verso la salvezza, ma è una porta piccolissima, per cui forse solo una persona può passare…

The Menu conduce brillantemente la sua tesi fino alle estreme conseguenze, con il rischio però in certi casi di assomigliare troppo proprio alle performance che cerca di demolire. I personaggi restano più dei tipi da giudicare (la critica potente e spietata, i ricchi arroganti, il potente corrotto, il finto esperto, ecc) che delle persone reali su cui si possa investire emotivamente, e anche la fragile connessione emotiva che si crea tra Margot e Slowik grazie a un semplice cheese burger resta l’unico elemento di umanità in un quadro altrimenti terrificante e senza speranza.

Laura Cotta Ramosino

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