Solido B-movie ben diretto dal coreano Jee-won Kim, regista di valore (Two Sisters, Il buono, il matto e il cattivo). Si respira aria di anni 90 in questo action muscolare e sparatutto che vive innanzitutto del carisma dell’inossidabile Arnold. Che è invecchiato, come il socio Stallone è pieno di acciacchi ma ancora riesce a bucare lo schermo più di colleghi più giovani e fisicamente messi meglio. Il plot è semplicissimo: un narcotrafficante in fuga dall’FBI capitanato da Forest Whitaker. Il tizio (che ha il volto di Eduardo Noriega) sfreccia velocissimo nel deserto dell’Arizona con un ostaggio e soprattutto a bordo di una macchina prototipo che fa impallidire quanto a prestazioni i bolidi di Fast & Furious. Nel frattempo il Nostro è sceriffo dallo sguardo sornione in una pacifica contea al confine con il Messico. Con lui una piccola squadra di vicesceriffi tra cui si rivede – e con piacere – Luis Guzmán, ottimo caratterista di una miriade di film alti e bassi (era anche nel cast del memorabile Carlito’s Way). Poi la svolta: la banda dei cattivissimi capitanata dal veterano del genere Peter Stormare vorrebbe proprio passare il confine da lì ed è pronta a uccidere. Ma non ha fatto i conti con Arnold.

Praticamente The Last Stand è un action tradizionale travestito da western con tanto di duello finale, botte da orbi, un po’ di sangue e parecchia autoironia che è il tratto che più abbiamo apprezzato. Schwarzenegger, ben conscio dei limiti oggettivi dati dall’età (il ragazzone è del 1947) gioca col proprio ruolo con grande umiltà e ammicca in più di un’occasione ai suoi fan, con ogni probabilità neppure loro giovanissimi. Tanti i momenti spassosi: il suo vice che dice che si annoia a non far nulla in quella piccola contea e chiede ad Arnold di raccomandarlo in California. O Schwarzy stesso che afferma, in più di un’occasione, che il suo tempo non è ancora finito ma che, anzi, questa (il cinema!) è casa sua… Al netto di tante ovvietà del genere però divertenti (sparatorie con bazooka, mitragliatrice, pestaggi), il film è un piccolo commosso omaggio a un genere come l’action degli anni 80 e 90 che Hollywood fatica a rifare per mancanza più che altro di attori così carismatici e si distanzia notevolmente da tanti sottoprodotti action anche recenti con protagonisti patetiche vecchie glorie (Steven Seagal su tutti) che non hanno davvero nulla di nuovo da dire. E quando a un certo punto Arnold si arrabbia e torna a combattere perché gli hanno pestato i piedi – lo confessiamo – ci è venuto il magone: Predator, Commando e Codice Magnum, i film con cui siamo cresciuti, per un attimo erano tornati sul grande schermo.

Simone Fortunato