Secondo adattamento da un romanzo cult di Jim Thompson, 'L'assassino che è in me', durissimo atto d'accusa contro il perbenismo della provincia americana degli anni '50. Winterbottom, regista eclettico e altalenante, conserva lo stesso impianto narrativo affidando il racconto in prima persona del vice sceriffo a una voce fuori campo; ma, pur curando con una certa attenzione l'ambientazione d'epoca, snatura fondamentalmente il romanzo di partenza che riduce a mero thriller. La storia, infatti, violentissima e disperata, sulla pagina scritta era metafora di una condizione di isolamento del protagonista, paranoico e disadattato, un vero e proprio reietto della società. Nelle mani di Winterbottom, le gesta del pur bravo Casey Affleck sono una sequenza di atti folli, decontestualizzati e privi di significato, rappresentati tra l'altro con un certo compiacimento che non può che urtare profondamente. Come nella sequenza, centrale nel film, in cui la ragazza interpretata da Jessica Alba viene massacrata a pugni da Affleck, il tutto ripreso dal regista senza commento o filtro di sorta e con un eccesso di realismo che poteva essere risparmiato allo spettatore. In più, volendo a tutti i costi inseguire il colpo di scena ad effetto,Winterbottom perde di vista quell'aspetto ambiguo e contraddittorio dell'animo del vice sceriffo – vera anima nera, protagonista affascinante e respingente del romanzo – per un racconto molto prevedibile di un thriller di cui si sa, sin dalle prime battute, l'identità del colpevole. Tranne Affleck, impressionante, da ascoltare soprattutto in lingua originale, il cast, specie la Alba e la Hudson poco sensuali e poco credibili, è compassato, quasi inerte e non pochi personaggi sono appena rifiniti in sede di sceneggiatura (Bill Pullman, Elias Koteas e Simon Baker, per esempio). Così come è piatto il ritmo di un film che, eccezion fatta per l'accelerazione improvvisa verso un finale kitsch e mal diretto, è davvero pochissima cosa rispetto al romanzo di partenza e non si discosta troppo da produzioni recenti di thriller di bassa qualità.,

Simone Fortunato