Il nocciolo di The Kill Team, dello scrittore-regista Dan Krauss, risiede nella fiducia che si crea tra chi comanda e chi dipende. Una serie di omicidi commessi nel 2010 dai soldati statunitensi in Afghanistan ha avuto un profondo impatto sull’autore, che su questo ha prima prodotto un documentario e da questo ha poi tratto il film.

Il protagonista, il soldato Briggman (Nat Wolff), volontario e figlio di un marine, arriva in Afghanistan ansioso di partecipare a qualche azione, ma rimane sconvolto quando si confronta con la morte improvvisa e atroce del comandante della propria squadra che salta su una mina. L’arrivo del nuovo comandante, il sergente Deeks (Alexander Skarsgård), un uomo apparentemente mite ma capace di manipolare freddamente gli uomini sotto il suo comando, peggiora ulteriormente la situazione per Briggman. Deeks incoraggia attivamente i soldati a uccidere a sangue freddo gli abitanti sospetti di villaggi da ispezionare, omicidi che successivamente copre. Di fronte a queste atrocità, Briggman soffre sotto il peso di decidere se parlare ai superiori delle azioni di Deeks e del resto della squadra: il tutto mentre Deeks , che si è accorto delle resistenze morali del soldato, comincia a minacciarlo sottilmente, paventando quel che potrebbe accadergli se non collaborasse come gli altri suoi commilitoni.

Krauss sceglie di ripercorrere lo stesso genere di horror psicologico già proposto in Full Metal Jacket nel 1986 da Stanley Kubrick, approfondendo la situazione di persone il cui compito è uccidere, e come possano continuare a farlo giustificando le loro azioni. Il sergente Deeks è una figura seducente, autorevole, protettiva e responsabile nei confronti dei suoi soldati, psicologicamente attraente, la cui prassi viene giustificata e trasmessa da una persona all’altra, creando una sorta di alleanza tesa a cercare la sua approvazione. Ciò che rende la posizione di Briggman quasi insopportabile ai suoi stessi occhi, è che il suo potenziale dissenso lo renderebbe un estraneo e un nemico dei suoi pari. Briggman sopporta anche un dilemma morale, certo che alcuni abitanti dei villaggi (giovani e vecchi, uomini e donne) piazzeranno bombe e condurranno i soldati in trappole mortali, alimentando così un crescente odio omicida dentro di sé. Deeks capisce questo e lo sfrutta a suo favore, tentando di fare di Briggman una sorta di suo personale protetto e dando vita a una serie di conversazioni intime e ricche di sottintesi.

Wolff interpreta Briggman con una miscela di determinazione e nervi sul punto di cedere, mentre Skarsgård impiega la sua voce e il suo comportamento laconico per accrescere un effetto straniante e carico di ansia. Nel complesso il regista riesce a mantenere alta la tensione del film, ben evidenziando la paura di rimanere intrappolato con uomini con i quali condividi terribili rischi quotidiani. Commilitoni che dovrebbero proteggerti, ma fino a che punto fidarsi.

Beppe Musicco