Hank Palmer (Robert Downey Jr.) è un viscido avvocato senza scrupoli: difende i ricchi e i corrotti, certo che potranno permettersi le sue salate parcelle, e conduce una vita lussuosa e apparentemente di successo, anche se ha avviato le pratiche per divorziare dalla giovane e bella moglie e strapparle la custodia della figlia. Quando lo raggiunge la notizia della morte della madre, parte per tornare nella piccola cittadina dell’Indiana dove ha passato la sua infanzia. Lì reincontra persone con le quali aveva troncato da anni i rapporti: il fratello maggiore Glenn (Vincent D’Onofrio), la cui promettente carriera nel baseball è stata stroncata da un incidente di cui Hank è stato responsabile, il fratello minore con un handicap mentale, la vecchia fiamma del liceo Sam (Vera Farmiga), ma soprattutto il padre Joseph (Robert Duvall), integerrimo giudice della cittadina, e fortemente critico e rancoroso nei confronti del figlio. Ma, terminato il funerale, nel momento in cui Hank si appresta a prendere l’aereo per lasciarsi ancora alle spalle persone con le quali non vuole più avere a che fare, riceve la telefonata che il padre è stato accusato di omicidio per aver investito un pregiudicato. ,A questo punto il film si svolge su doppio binario del processo (dopo le iniziali resistenze, il padre accetta di essere difeso dal figlio) e dello svelarsi (spesso melodrammatico) di tutte le dolorose dinamiche familiari. Il regista David Dobkin (2 Single a nozze) sceglie di mostrare la coppia padre/figlio sotto una luce migliore di quella nella quale appaiono all’inizio del film: ognuno ha le sue colpe, come pure le sue giustificazioni; il tempo passa e si diventa più saggi; la presenza della nipote e la consapevolezza di essere malato rendono il vecchio giudice più realista e meno odioso. Resta il dubbio su come si sarebbe potuto sviluppare meglio questa parte della storia, sempre “stoppata” da una parte tribunalizia che sembra mutuata da un libro di John Grisham, con ruoli fin troppo stereotipati: la scelta dei giurati, il primo difensore del giudice che inevitabilmente vomita prima delle udienze, il pubblico ministero il cui aprire e chiudere un bicchierino da viaggio sembra voler suggerire la psicopatia (ma il suo interprete, Billy Bob Thornton, è classe pura). Una vicenda che, per giocare su molti tavoli, rischia (a dispetto del cast) di non accontentare fino in fondo lo spettatore.,Beppe Musicco