The Italian Banker si svolge interamente in una lussuosa villa veneta. Durante una serata di gala, dove si beve e si mangia, affiorano però rancori e preoccupazioni per il crollo della Banca Popolare del Nordest che, fallendo, ha causato la rovina di molti dei facoltosi presenti. L’arrivo dell’ex direttore scuote l’ambiente, ma è troppo tardi per trovare rimedi.

Dopo Piccola patria Alessandro Rossetto con The Italian Banker torna a indagare il mondo del Nord Est che conosce molto bene. Questa volta sceglie il tema della crisi del sistema bancario che ha caratterizzato le cronache finanziarie e non solo di questi ultimi anni, mandando sul lastrico decine di migliaia di piccoli azionisti. Per farlo sceglie di portare sul grande schermo la pièce di Romolo Bulgaro dando al film un impianto decisamente teatrale, svolgendosi tutto in un solo luogo. Rossetto sceglie poi il bianco e nero per raccontare la tragedia umana dei vari personaggi, la loro meschinità e le loro menzogne. Un ritratto impietoso di una borghesia imprenditoriale e affarista che emerge ancora di più quando irrompe in scena l’ex direttore della banca Carrer, impersonato da Fabio Sartor (di rilievo la sua prova attoriale). Ci si aspetterebbe un mea culpa per i danni causati alle persone, invece l’intervento del banchiere è un pesante j’accuse nei confronti di una compagine sociale non certo innocente e che andrebbe messa ugualmente sul banco degli imputati. Un film interessante sull’assunzione di responsabilità ma che rischia di spiazzare il pubblico lasciandogli un po’ troppi dubbi e incertezze, senza appassionarlo veramente alle vicende raccontate.

Aldo Artosin

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