È una donna anziana qualunque, quella che la mattina entra in un negozio per comprare il latte, stupendosi di quanto sia salito il prezzo. Ma è al suo ritorno a casa, con lo scompiglio che ne segue tra assistenti e militari che non si sono accorti della passeggiata, che la signora si rivela per quello che è: Margaret Thatcher, protagonista della scena politica degli anni '80; la donna che ha rivoluzionato la Gran Bretagna, riuscendo a essere rieletta per ben tre volte (nonostante l’opposizione più feroce della storia moderna del paese), ora è una persona che fatica a essere presente a se stessa e che alterna momenti di feroce lucidità ad altri in cui immagina di parlare con Denis (Jim Broadbent), il marito ormai deceduto da anni. ,Argomento non facile, quello del film diretto da Phyllida Lloyd (già regista del film musicale Mamma mia!): parlare di fatti e persone ancora vicinissimi a noi, che hanno compiuto gesti le cui conseguenze sono ancora determinanti nella politica contemporanea, specie se, come nel caso del film, la protagonista è ancora vivente, anche se da tempo ritirata discretamente a vita privata. Riuscire a muoversi sul crinale della storia, senza cadere nell’invettiva o (ancor peggio) nell’agiografia non è facile. In questo caso bisogna dire che tutto il merito va a Meryl Streep. L’attrice, pur essendo americana, non solo padroneggia perfettamente toni e inflessioni di una donna inglese, ma “entra” sorprendentemente nella parte, con una trasformazione somatica impressionante (onore ai responsabili del make-up: in altri film, come il recente J. Edgar di Eastwood, il risultato non è stato altrettanto felice). Il film abbraccia tutta la carriera dell’ex primadonna della politica del Regno Unito, dalla partecipazione giovanile ai comizi del padre sindaco, alla decisione di candidarsi (perdendo) e poi di ripresentarsi alla Camera dei Comuni per il Partito Conservatore; all’incontro con un giovane e spiritoso Denis Thatcher, che ben sapeva di sposare una donna che avrebbe sacrificato tutto (a partire dall’affetto per i figli) alla sua volontà di dedicarsi alla politica (bravi anche Alexandra Roach e Harry Lloyd, che interpretano la coppia in gioventù). Sul resto, fatto salvo quanto già detto sugli interpreti, il film risulta un po’ monocorde: tutti i caratteri appaiono poco più che figuranti, schiacciati come sono dalla presenza della Streep/Thatcher, che si muove come un panzer per tutta la durata del film senza dare molte possibilità interlocutorie a chi le sta intorno. Forse le scene più interessanti sono proprio quelle che si svolgono nel Parlamento, dove lo scontro dialettico mostra anche gli avversari laburisti, prima convinti di poter agevolmente sovrastare una donna dai toni un po’ queruli; poi sovrastati a loro volta dalla determinazione e dalla pervicacia di quella che era definita dai suoi stessi colleghi di partito “la figlia del droghiere”.,Beppe Musicco,