Una ragazza di origini africane (Nicole Kidman), lavora al Palazzo dell’O.N.U. come interprete. Tutta fila liscio fino a quando, per caso, sente un “sussurro di morte”: due persone discutono, di nascosto, i dettagli per un attentato contro un leader politico. Toccherà a Sean Penn, agente dei servizi segreti distrutto da un gravissimo lutto famigliare, proteggere la ragazza e scoprire i cattivi.,Che senso di tristezza ci sovviene, se pensiamo che Sidney Pollack è il regista de “I tre giorni del Condor”. Si, tristezza. Perché dobbiamo necessariamente constatare il declino di un regista che in passato, di Hollywood, segnò le sorti (come non ricordare, oltre al suddetto film, altri titoli quali “Corvo rosso non avrai il mio scalpo”, “Come eravamo” o “Tootsie”?).,Qui, nonostante un cast di lusso, e nonostante l’opportunità storica e senza precedenti di poter entrare con la macchina da presa nel “Palazzo di vetro” (persino a Hitchcock era stata negata questa possibilità), a causa di una sceneggiatura fragilissima e incerta tra il thriller, il dramma famigliare (artefatto e costruito ad arte “per commuovere”) e la denuncia sociale (debole e incerta, tra le “guerre nascoste e non considerate” e le ingiustizie dei potenti) il regista finisce per perdere il filo della narrazione e lascia lo spettatore deluso, di fronte a un film che, così, arriva appena alla soglia del “carino”. Anche la Kidman e Penn, di solito così versatili e sempre all’altezza, sembrano stanchi e svogliati, bloccati in una parte monocorde e senza sbalzi.,E se l’intreccio spionistico funziona abbastanza bene riservando qualche discreto colpo di scena, così come è pregevole il messaggio della “voce dell’uomo che, se dice il vero, supera qualsiasi rumore anche quando è solo un sussurro”, è nelle implicazioni personali e umane dei personaggi che saltano fuori i punti deboli. Tra desideri di vendetta mai sopiti, lutti elaborati e non elaborati e amori impossibili, ciò che resta è un’atmosfera fiacca e lenta, dove l’azione si perde per strada e la noia sale al livello di guardia. Insomma, una scatola di lusso senza contenuti. Peccato per Pollack, e una nota di demerito nella carriera dei protagonisti.,Francesco Tremolada,