Solido disaster movie tutto incentrato su una famiglia e sui tentativi impossibili di ritrovarsi dopo la furia dello tsunami nel sud-est asiatico nel 2004. Diretto da Juan Antonio Bayona, il regista spagnolo autore di The Orphanage e prodotto con soldi spagnoli, il film ha un fortissimo impatto iniziale. Bayona, pur senza ricorrere a particolari effetti e in forza di un taglio totalmente realistico, riesce a far rivivere quei momenti tragici che trasformarono uno degli angoli più incantevoli del pianeta in un abisso infernale. Così la famiglia composta da Henry (Ewan McGregor), Maria (Naomi Watts) e 3 figli, Lucas, Simon e Thomas si ritrova il 26 dicembre 2004 come migliaia di altre in piscina a prendere il sole ignara di quello che accadrà. Arriva l’onda enorme e tutto finisce.

Bayona, seguendo la sceneggiatura di Sergio G. Sanchez che a sua volta adatta per lo schermo il libro autobiografico di Maria Bélon che ha vissuto in prima persona gli eventi di quel giorno, racconta senza fronzoli e con un profondo realismo quegli attimi fatali e quelle lunghe ore successive dei superstiti, feriti, aggrappati a piante e alberi, riparati nei posti più assurdi. Il film colpisce per effetti speciali senz’altro all’altezza ma soprattutto per una regia che concentra la narrazione su unico punto di vista, quello dei vari componenti della famiglia. I primi 40 minuti sono da film dell’orrore e invece è la pura realtà e a Bayona, che è cresciuto come regista horror, riesce particolarmente congeniale raccontare questo baratro di dolore e di sofferenza. Lo fa attraverso il volto sempre più sofferente della brava Naomi Watts, che per tre quarti di film recita truccata di fatto come un cadavere, e attraverso un repertorio visivo tipico del cinema del terrore: su tutte le sequenze del viaggio di Lucas e della mamma verso luoghi sicuri, un viaggio tra cadaveri sbattuti per strada e sofferenze inaudite e l’ingresso in un ospedale caotico e disperante che pare un girone dantesco. Entrati in ospedale, il film pian piano cambia registro virando sul melodrammatico, prendendosi qualche piccola forzatura sul finale e concedendosi qualche sequenza programmatica, come quella con protagonisti Lucas (interpretato dal giovane Tom Holland) e Geraldine Chaplin.

Piccoli difetti per un film rispettoso comunque dei fatti e dei tanti morti (e Bayona, nonostante il proprio background, fa bene a non eccedere in particolari cruenti), realistico nel mostrare i tanti segni positivi (la speranza che anima Henry, la forza che i figli riescono a infondergli, le tante persone che soccorsero i feriti in quei giorni). E forse in questo sta l’impossibile del titolo: nel fatto che l’enorme onda che tutto ha distrutto e tutto si è portata via non è riuscita a portare via la cosa più importante: la speranza che, miracolosamente, ha attecchito ed è cresciuta, ora dopo ora, giorno dopo giorno.

Simone Fortunato