Remake coreano di un film del 1960, dallo stesso titolo. Ha senz'altro dei punti di forza soprattutto in sede registica: il senso dell'inquadratura e dell'immagine; il clima e l'atmosfera claustrofobica che il regista riesce a ricreare con pochi elementi, scenografici e cromatici. A dirigere il film il capace Im Sang-soo, noto più in patria che in Italia dove è stato distribuito soltanto il suo La moglie dell'avvocato nel 2003. La storia vede come protagonista la cameriera del titolo, che trova impiego in una lussuosa abitazione, al servizio di una donna in avanzato stato di gravidanza, accompagnata da una figlioletta e da un marito che raramente si fa vedere in casa. La situazione, complici le attenzioni morbose del capofamiglia, ben presto precipita. Il triangolo erotico, luogo comune di tanta produzione cinematografica con al centro il sentimento, diventa un pretesto per un racconto angosciante di disperazione e solitudine. E' il baratro nero e vuoto in cui cade la protagonista, mero oggetto sessuale e più ancora vittima di uno spietato gioco di potere e di ruoli in cui paiono dominare le donne: la moglie e la madre del capo, di concerto, almeno in un primo momento, con l'anziana governante. Nulla si salva in questo film cupo che restituisce le stesse sensazioni di inquietudine e di disagio di un campione del cinema coreano, quel Park Chan-wook della Trilogia della Vendetta. Formalmente assai curato, il film mette in scena una tragedia dal piglio shakespeariano filtrata attraverso un gusto e una sensibilità come quella orientale, assai lontana dal gusto europeo. Rimangono però alcuni dubbi sulla messinscena e non solo: la rappresentazione del sesso in modo sin troppo esplicito e ripetuto appare gratuito anche in un contesto in cui il sesso è metafora per raccontare una vicenda di potere e prevaricazione. Più di tutto sconcerta il punto di vista del narratore che assiste e riprende freddamente la vicenda dell'autodistruzione di una donna e solo in un finale, assai controverso, sembra partecipare al dolore di questa eroina tragica e incosciente al tempo stesso.,Simone Fortunato