Sembra il destino di tante star del cinema americano giunte alla mezza età, riciclarsi nel cinema d’azione, si tratti delle avventure improbabili e autoironiche degli Expendables, che puntano sulla quantità raccogliendo il meglio delle action star passate e presenti, delle macchine da guerra dolenti in stile Taken, o di pellicole come questa, che ripropongono con qualche aggiornamento e una spavalda mancanza di pudore un eroe da telefilm anni Ottanta.,Denzel Washington gioca a fare l’uomo comune con un’ombra di mistero, routine giornaliera ordinata, insonnia che rivela il passato turbolento combattuta a suon di Hemingway letto nel diner sempre aperto, e un occhio di simpatia per il collega corpulento che vorrebbe fare la security. ,A scuotere questo ritmo sempre uguale l’incontro con una giovane prostituta (Chloë Grace Moretz, sprecata in una parte minimal di vittima), tormentata da una gang di cattivissimi malavitosi russi e lasciata in fin di vita. E una volta che il protagonista Rob McCall tira fuori la sua grinta non ce n’è più per nessuno: i cattivi cadono a uno a uno con un ritmo costante e con un certo gusto per lo splatter. ,A contrastare questa macchina da guerra viene mandato un supercattivo senza pietà, Teddy (sic!) che ha ambizioni da Mr Wolf “risolvo problemi”, ma che, si vedrà, non può molto più dei suoi compari locali. Uno spiraglio sul passato di McCall (agente segreto, super soldato, la risposta ai conoscitori della serie televisiva originale) viene offerto da un breve incontro con due camei di lusso, Pullman e la Leo, in una comparsata veloce che tradisce la voglia di un sequel. ,Per intanto qui Washington dà il meglio di sé quando finisce a difendere i colleghi da Teddy e dai suoi scagnozzi nel magazzino di “tutto per il fai da te in un crescendo di violenza grandguignolesca che sembra la versione adulta e senza censura di Mamma ho perso l’aereo, dove ogni oggetto apparentemente innocuo (perfino un microonde) può diventare un’arma, fino alla citazione (certo voluta) della sparachiodi resa famosa da Arma letale. Manca, tuttavia, a The Equalizer, oltre che una qualunque alta (ma non necessaria) ispirazione, il senso dello humour e i tempi di commedia di quel glorioso antecedente. ,L’aspirazione a una giustizia che metta forti e deboli sullo stesso piano grazie ad un vendicatore solitario (questa la vocazione espressa dal titolo) è poco più di un pretesto così come le citazioni letterarie e i tentativi di poesia del quotidiano spezie buttate un po’ a caso a nobilitare una pellicola che resta vagamente godibile finché resta nel recinto del mondo di McCall.,Perde completamente la bussola nel finale, quando addirittura si permette una spedizione in Russia che desta più risate che ammirazione e lascia mal sperare sul tenore dei quasi certi sequel che il botteghino americano ha assicurato a questo primo capitolo.,Laura Cotta Ramosino