“Sandalone” discreto, comunque ben diretto dal Macdonald regista di L'ultimo re di Scozia e State of Play. La confezione è buona, i dettagli curati sia a livello scenografico (Macdonald è stato anche il regista del buon La morte sospesa) sia come messinscena con effetti digitali ridotti all'osso e un grande uso dei vecchi arnesi del cinema: dalle ricostruzioni in loco dell'accampamento romano all'utilizzo di facce giuste per le comparse e i “cattivi” di turno. La storia, adattamento da un romanzo degli anni 50, L'Aquila della IX legione, è tanto semplice quanto “libera” da un punto di vista storico. Sotto il regno di Adriano, Marcus Aquila (Tatum, meno rigido del solito) si prende la briga di valicare il celebre Vallo per strappare ai Pitti l'insegna della IX legione perduta dal padre, l'Aquila del titolo. Lo accompagnerà uno schiavo a cui ha salvato la vita, Esca, interpretato dal bravo Jamie Bell, il migliore del cast. ,Nonostante le due parole guida siano onore e fedeltà, la retorica è limitata anche per il rapporto che si instaura tra schiavo e romano, compagni e poi amici in lotta non solo in difesa della libertà personale, ma soprattutto contro la barbarie e la bestialità. Da questo punto di vista The Eagle è un film onesto anche a livello ideologico e la simpatia del regista scozzese va all'eroe romano e allo schiavo naturalizzato più che ai progenitori Pitti rappresentati come selvaggi assetati di sangue, senza quindi concessioni a letture moderne e strampalate, ma al tempo stesso il regista non fa comunque sconti ai Romani che, soprattutto nei luoghi di potere, sono mostrati come vili e avidi di denaro. Non sono certo una novità questa immagine terribile e realistica dei barbari e nemmeno questa contrapposizione tra eroe solitario e Potere senza volto: anche l'incipit de Il gladiatore, film stracitato anche da Macdonald, metteva di fronte Romani e Marcomanni mostrando il vero contenuto di quella guerra che non fu di conquista ma di resistenza al caos. The Eagle non è ovviamente il film di Ridley Scott. Il budget è infinitamente minore, i due protagonisti non hanno il carisma di Crowe né si registrano grandi battaglie epocali. Però il film ha ritmo, può vantare due ottime spalle come Donald Sutherland e Mark Strong e chiude in un bel finale in cui le parole fedeltà e onore diventano gli ingredienti di una bella amicizia. ,Simone Fortunato