Nel 2035, nove anni dopo una pandemia che ha decimato la popolazione mondiale, i pochi sopravvissuti vivono nascosti minacciati del contagio e degli “scarafaggi”, bande di superstiti che saccheggiano il poco che è rimasto della civiltà. In una valle isolata del Colorado, Hig (Jacob Elordi), il suo cane Jasper e l’ex marine Bangley (Josh Brolin) si sono rifugiati in una base aerea fortificata e autosufficiente. Hig, meccanico e pilota, utilizza un piccolo aereo per esplorare il territorio, procurarsi rifornimenti e cercare altri sopravvissuti, mentre Bangley pensa soprattutto alla loro sicurezza.

Durante una ricognizione, Hig intercetta un misterioso segnale radio che invita i sopravvissuti a raggiungere Grand Junction. Convinto che possa essere l’occasione per ricominciare, decide di partire, nonostante l’opposizione di Bangley. Un guasto all’aereo lo costringe però a un atterraggio di fortuna, durante il quale incontra Cima (Margaret Qualley) e Jack (Guy Pearce), che si uniranno a lui nella ricerca di una possibile nuova vita.

Tratto dal romanzo Le stelle del cane (2012) di Peter Heller e quasi completamente girato in Italia (tra Friuli, Lazio e Abruzzo), The dog stars è il trentunesimo film diretto da Ridley Scott nell’arco di quasi mezzo secolo – The Duellists è infatti del 1977.

Al botteghino la pellicola ha registrato incassi davvero bassi (circa 19 milioni di dollari). La sua sfortuna si può spiegare in parte dall’uscita quasi in contemporanea con L’Odissea di Nolan  Spider-man: Brand New Day che ha avuto una permanenza lunghissima nelle sale e ha registrato incassi da capogiro. Inoltre il trailer era piuttosto ingannevole e mostrava scene di combattimento concitate che davano l’idea di un film più vicino a 28 anni dopo, quindi decisamente un post apocalittico più cupo e horror. Mentre Dog stars è un western moderno, il cui grande punto di forza è la fotografia, con meravigliose carrellate panoramiche, e ritmi narrativi più lenti, quasi riflessivi. Il protagonista Hig è un cowboy solitario che vaga alla ricerca di qualcosa di più della mera sopravvivenza e la sua visione del mondo contrasta nettamente con quella di Bangley che “prima spara e poi fa domande”, consapevole che il mondo è oramai solo una frontiera ostile dove o uccidi o resti ucciso. 

Proprio in questo contrasto va letto il senso ultimo del film, Scott racconta la fine della civiltà senza sconti, senza falsi moralismi, ma mette al centro il desiderio di Hig di tornare a fidarsi degli altri come unica strada per costruire un futuro.

Dog stars è un post-apocalittico malinconico, a tratti persino poetico ma, sorprendentemente positivo: dietro la desolazione rimane infatti l’idea che l’umanità possa ancora ricominciare e quando tutto sembra perduto, sopravvivere non significa semplicemente restare vivi, ma trovare un motivo per continuare a farlo.

Luca Cova

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