Liberamente tratto da un articolo del “Washington Post” che parlava di Eugene Allen, un maggiordomo che aveva lavorato per trent’anni alla Casa Bianca, il film di Lee Daniels (che aveva già scioccato il pubblico con Precious) crea il personaggio di Cecil Gaines (Forest Whitaker), che arriva nella più importante dimora di Washington con Eisenhower e conclude la sua carriera nell’attesa di essere ricevuto e onorato da Obama. Daniels bilancia il discreto e silenzioso servizio di Gaines con la storia del figlio Louis, prima attivista dei diritti civili (emblematica la sequenza parallela nella quale il padre serve inappuntabile a un ricevimento, mentre il figlio sfida la discriminazione sedendosi ai tavoli riservati ai bianchi in un ristorante e viene malmenato), poi membro del “Black Power” e alla fine concorrente alle elezioni della Camera. Un doppio binario teso a rivalutare un ruolo oscuro, quello dei domestici di colore il cui scopo era rendere confortevole la vita dei bianchi, ma che ne esalta la grande dignità e il ruolo non secondario nell’affermazione della parità; ruolo spesso incompreso dagli stessi figli, che vedevano nei genitori una posizione servile e priva di una ribellione ritenuta necessaria (anche qui, esplicata nel film da una parte con la reiterata richiesta di Cecil al suo superiore di ricevere lo stesso trattamento economico dei dipendenti bianchi, dall’altra col figlio che a una riunione parla con disprezzo del mestiere del padre e viene ripreso da un altro attivista, che invece ne esalta il ruolo nella lotta per l’emancipazione). ,Altra figura dominante nel film è quella di Oprah Winfrey che interpreta la moglie di Cecil; una donna innamorata ed appassionata di vita sociale, costantemente messa alla prova dai compromessi richiesti dalla vita del marito; ma altrettanto interessante è l’ambiente dei colleghi di Cecil (tra cui spiccano Cuba Gooding Jr., Lenny Kravitz, e Colman Domingo), in una serie di scene corali che ricordano molto i film di Robert Altman). E d’altra parte, come non soffermarsi sulle rappresentazioni dei presidenti offerte da attori come Robin Williams, Alan Rickman, John Cusack o James Marsden? Daniels oscilla tra il rispetto per alcuni e la caricatura di altri, sempre contrappuntando le loro decisioni alla presenza di Cecil intento a porgere una tazza o ad assistere silenzioso. Forse il finale per noi europei può risultare retorico ed eccessivamente enfatico, sottolineato com’è da musiche ridondanti e celebrative, ma The Butler rimarrà certo uno dei film che illustrano meglio gli ultimi sessant’anni di storia americana.,Beppe Musicco,