Se non vi sono bastati i motori infuocati dell’ultimo Mad Max, questa storia che si svolge sulle strade assolate di Chicago degli anni 60 potrebbe fare al caso vostro. The Bikeriders di Jeff Nichols segue, tra moto e cazzotti, la nascita e lo sviluppo del club per motociclisti Vandals, capitanato dal risoluto Johnny (Tom Hardy). Attraverso le interviste condotte dallo studente universitario Danny (Mike Faist), seguiamo dunque questa banda di veri duri imparando regole, ostacoli e tradizioni. 

Sebbene a prima vista possa sembrare interamente concentrato su figure machiste che si prendono a pugni alla prima occasione, The Bikeriders nasconde in realtà qualcosa in più che naviga silenzioso negli sguardi in fondo bonari dei più brutti ceffi di Chicago. Non facciamo fatica ad affezionarci immediatamente al taciturno Benny (Austin Butler) e alla sua brigata, soprattutto quando raccontata dagli occhi giudicanti eppure dolci della moglie che li definisce dei fannulloni spericolati. Kathy (Jodie Comer) è l’unico vero elemento femminile che riporta semplicità e ordine dentro al pericoloso club, pur senza rinunciare ai suoi valori che non teme di portare avanti anche davanti al più temibile motociclista. 

Il film acquisisce ancora più interesse soprattutto grazie alla sua stessa ispirazione: l’omonimo fotolibro del 1968 di Danny Lynon, dedicato alla storia vera degli Outlaws MC, cui è stato cambiato solo il nome. Allo scorrere delle fotografie finali ritraenti i veri Outlaws, ci accorgeremo di quanto le immagini riprodotte sullo schermo siano affidabili, così come il cast estremamente somigliante. Cast che, inutile a dirlo, è in perfetta linea con l’atmosfera: Tom Hardy è, come al solito, divertente e terrificante allo stesso tempo e mantiene la sua aria d’imprevedibilità, mentre Austin Butler scala sempre più la vetta (anche se, bisogna dirlo, dovrebbe liberarsi di quello sguardo esageratamente “alla James Dean”). Al loro fianco altri nomi noti come Michael Shannon e Norman Reedus

Questa sgangherata banda sa sicuramente entrare nel cuore dello spettatore e, nonostante l’innegabile vena criminale, dimostrarsi molto più che una semplice gang. 

Maddalena Villa 

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