Nonostante tutte le premesse del film ci facciano pensare ad un regista americano, The Animal Kingdom è scritto e diretto da Thomas Cailley, regista francese, che ha prodotto un’opera fantasy ben fatta e molto interessante: in un mondo colpito da inspiegabili mutazioni che trasformano gli uomini in animali, il giovane Émile (Paul Kircher) è costretto a trasferirsi per avvicinarsi alla struttura ospedaliera che ospiterà sua madre, una delle vittime di questa misteriosa epidemia. Insieme a lui, il padre François (Romain Duris) cerca di mantenere la calma e assicurare un buon futuro al figlio, ma perderà il controllo della situazione quando, dopo un nubifragio, sua moglie e gli altri affetti scapperanno dall’ospedale. Nel frattempo, Émile stesso subisce degli strani cambiamenti … 

The Animal Kingdom è un ottimo esempio di film fantascientifico: nonostante questo genere sia poco utilizzato in produzioni europee, il regista ha dimostrato una grande abilità creando un universo credibile e ben funzionante nel quale entriamo con grande partecipazione. Il solo incipit è estremamente coinvolgente e pone immediatamente le basi di una realtà in cui le mutazioni sono sì malviste, ma all’ordine del giorno. Da brividi l’inquadratura sullo sguardo della madre di Émile, della quale vediamo per la prima e ultima volta gli occhi pieni di rabbia ma ancora tragicamente umani. 

Anche il soggetto è ben riuscito e, accompagnato da un ottimo cast, apre una serie di questioni particolarmente interessanti sulla natura umana, la convivenza tra uomo e animale e in ultimo il legame familiare, apparentemente indissolubile. L’accoppiata Duris-Kircher ci introduce con tenerezza e profondità al rapporto padre-figlio, restituendone i drammi e le insicurezze. Con la metafora della mutazione, inoltre, le fitte vie delle relazioni umane sono esplorate da un punto di vista tragico ed estremo, ma proprio per questo piuttosto convincente. 

Non si può dire che The Animal Kingdom sia un brutto film, ma nonostante ciò il vero peccato sta nella gestione di una serie di premesse veramente intriganti che, però, non si risolvono, lasciando grandi domande senza risposta e facendole addirittura scadere nel banale. Poco convincente l’interpretazione del finale aperto come “misterioso”: sembra invece che il regista non abbia saputo portare avanti, sviluppare e concludere questioni di grande importanza. Alcune linee narrative e personaggi completamente abbandonati, inoltre, non aiutano a creare empatia e coinvolgimento, lasciando a metà quello che sarebbe potuto essere un grande film. 

Maddalena Villa

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