Il terzo episodio della saga dell’androide che da cattivo diventa buono per difendere gli umani, pur avendo abbondantemente il sapore del “già visto”, è in realtà meno deludente di quanto si sia portati a pensare. Sarà perché il regista delle passate edizioni (James Cameron) aveva preparato il terreno, sarà perché Arnold ormai recita in automatico (e grazie al cielo, le sue battute si limitano a poche parole), ma Terminator 3 è un prodotto da non disprezzare. Certo dovete avere i timpani ispessiti, per sopportare il rumore delle sparatorie, degli scontri e di tutto il catalogo delle demolizioni edili degne della lotta all’abusivismo; ma perlomeno non ci si annoia, a patto di non farsi troppe domande sulla trama e sui vari passaggi temporali tra il futuro e il presente, tra madri e figli ora giovani ora vecchi (o morti? Boh!). Degno di nota è il fatto che Schwarzenegger, nonostante tenda ad avere la faccia di cartapesta, riesca in un paio di occasioni anche a strappare la risata, e che tanta violenza, nella sua inverosimile sfacciataggine, risulti alla fine del tutto innocua.