Atteso, rimandato, infine fatto uscire a fine agosto, Tenet di Christopher Nolan è sicuramente il film più atteso di un anno, il 2020, che di certo ha lasciato (e lascerà) profondi strascichi nella storia del cinema mondiale. Nolan, uno dei protagonisti della scena registica da ormai parecchi anni, lasciati i racconti di supereroi (sua la trilogia di Batman, con Batman Begins e i due episodi di Il cavaliere oscuro) ha deciso di continuare ad esplorare i misteri della psiche umana e del suo rapporto con la realtà: il mondo, il tempo che ci è dato da vivere, i rapporti personali e sociali; un’indagine che non può non riportare a Memento, che già nel 2000 mostrava l’abilità del regista nel manipolare visivamente lo scorrere del tempo, quasi a piegarlo a suo piacimento, per indurre nello spettatore un senso di spaesamento che doveva portare a riflettere sulle azioni dell’uomo, e soprattutto sulle sue conseguenze.

Ma chi si aspettava che Tenet fosse la prosecuzione di Inception si deve ricredere, di fronte a una storia che non si svolge nei differenti piani del sogno bensì nella realtà contemporanea; anche se in una realtà che non è certamente quella cui siamo abituati. John David Washington (già apprezzato in Blackkklansman) è semplicemente “il Protagonista”: un agente segreto della CIA che si trova ad indagare sulla comparsa nel mercato delle armi di un elemento finora sconosciuto, chiamato appunto Tenet, capace di muovere la realtà in modo opposto rispetto allo scorrere normale del tempo. Cosa possa fare chi padroneggia il Tenet è ancora un’ipotesi, ma che tutta l’esistenza come la conosciamo sia in pericolo è un dato incontrovertibile. Pare che dietro tutto questo si celi Andrei Sator (un Kenneth Branagh mai così spietato), collezionista d’arte e mercante d’armi che ha fatto la sua fortuna commerciando plutonio proveniente da un laboratorio segreto dell’ex URSS, e che l’unico modo per avvicinarlo sia coinvolgendo la moglie Kat (Elizabeth Debicki), che gestisce il patrimonio di opere d’arte del marito. Più ci si avvicina a Sator e più la storia si fa rischiosa, per il Protagonista e per tutti quelli coinvolti in questa incredibile vicenda.

E qua dobbiamo forzatamente fermarci, perché tentare di proseguire nella trama sarebbe non solo irrispettoso nei confronti del lettore, ma temiamo anche impossibile da rendere con la parola scritta: una delle caratteristiche di Nolan (e chi segue i suoi film lo sa bene) è infatti la capacità di spingere a forza teorie molto complesse negli schemi dello spettacolo di massa, dando al tutto un’impronta assolutamente unica. Tenet è un film imparagonabile a qualsiasi altro thriller fantapolitico o di fantascienza finora realizzato (forse solo Stanley Kubrick, con i mezzi e gli investimenti odierni, sarebbe riuscito a fare qualcosa del genere), che è inutile tentare di spiegare o raccontare (perlomeno per chi l’ha visto una sola volta).

Per cui il suggerimento è di lasciarsi prendere dalla sorprendente narrazione visiva, dalle impressionanti ricostruzioni (qui di digitale c’è ben poco, anche nelle scene più spettacolari quel che conta è l’uso sorprendente di fast-forward e rewind), dal tono spaesato e al tempo stesso molto determinato dell’interpretazione di John David Washington, Robert Pattinson (ottima spalla, niente da eccepire) e di tutti gli altri.

Sulle implicazioni scientifiche disseminate nella storia di certo non mancheranno schiere di appassionati che, in compagnia di fisici termonucleari, filosofi, matematici e studiosi delle geometrie non euclidee, dedicheranno lungo tempo e parecchie visioni successive per penetrarne i misteri. Prepariamoci a infinite discussioni.

P.S. Per capire meglio perché tutto giri attorno al palindromo “Tenet” e perché il cattivo si chiami “Sator” e la sua società “Arepo”, elementi di un misterioso graffito romano leggibile in tutte le direzioni, il suggerimento è rivolgersi al bel libro Il quadrato magico. Un mistero che dura da duemila anni di Rino Cammilleri (BUR). Se non tutto, molto del film acquisterà il giusto significato.

Beppe Musicco