L’edizione numero 64 del Taormina Film Fest entra nella storia del festival per la sua tempistica di realizzazione “da miracolo”: in poco più di due settimane, VideobankSpA, la società di broadcasting siciliana che ne ha curato la produzione e i contenuti, è riuscita a predisporre un programma intenso e di spessore, con parecchi spunti di  rilievo su alcuni temi sociali attuali; merito certamente del General Manager, Lino Chiechio, e dell’Amministratore Unico, Maria Guardia Pappalardo.

Sul palco del Teatro Antico, con la direzione artistica di Gianvito Casadonte e Silvia Bizio,  il conduttore e giornalista siciliano Salvo La Rosa, che ha introdotto i protagonisti di questa edizione: fra questi, la giuria tutta al femminile composta da Martha De Laurentiis, Eleonora Granata, Maria Grazia Cucinotta, Donatella Palermo e Adriana Chiesa.

 Una rassegna, questa, che ha saputo accendere,attraverso l’occhio attento del cinema d’autore, i riflettori sulle tematiche sociali oggi più scottanti. I temi dei diritti umani e dei i diritti inalienabili dell’individuo sono emersi nelle masterclass “in conversazione con Silvia Bizio”: sono stati affrontati attraverso film, corti e documentari che hanno puntato la macchina da presa sul tema del femminicidio con Monica Guerritore, del bullismo con Maria Grazia Cucinotta, e dell’inclusione sociale con l’attenzione al diverso: “Be Kind – Sii gentile”,  di Sabrina Paravicini con il figlio Nino, giovane regista di 12 anni affetto dalla sindrome di Aspenger.

Ed ancora, il sempre più attuale tema dell’accoglienza e dell’integrazione, che vede il nostro Paese (la regione Sicilia in primis), fra mille difficoltà e divergenze politiche anche a livello europeo, impegnato in prima linea, con grandissimo sforzo e impegno per salvare vite umane. Su questo tema arriva il primo premio della serata, il premio Cirs – Comitato italiano reinserimento sociale – al film Road to Lemon Grove di Dale Hildebrand, con protagonista Charly Chiarelli. Sullo stesso tema il Premio Angelo D’Arrigo, consegnato da Laura Mancuso a colui che è stato definito “il medico dei migranti”, Pietro Bartolo di Lampedusa.  Un premio dedicato a Sebastiano Gesù, il critico cinematografico siciliano scomparso lo scorso 2 luglio, è andato a Luca Vullo per Cca Semu.

Fra i premi di maggior rilevanza, il Tauro D’Oro è stato assegnato a Maurizio Millenotti per i costumi di The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde: analogo riconoscimento a Rupert Everett, come miglior attore e miglior regista per il medesimo film.

I premi alla carriera sono andati agli attori statunitensi Matthew Modine e Richard Dreyfuss: quest’ultimo, nel sottolineare di essere felice di ricevere premi ed essere elogiato per il suo lavoro, attribuisce agli italiani «il merito di aver creato il grande cinema. I registi italiani – ha detto Dreyfuss – hanno forgiato un percorso da seguire per tutti gli altri».

Si è tornato, poi, a premiare il cinema italiano con il Tauro D’Oro alla Carriera all’attore, regista e sceneggiatore Michele Placido, che ha rivendicato sul palco le sue origini come attore di teatro, ma per il quale il «cinema italiano sta bene.  Si dice che il cinema italiano è in crisi – ha spiegato Placido  – ma in realtà cambia solo il modo di fare cinema perché il pubblico c’è sempre. Il cinema lo vedi in televisione o attraverso le serie, sempre cinema è. Non si potrebbero produrre film se non c’è un successo, che in questo momento il cinema italiano vive anche attraverso le serialità».

Il Taormina Arte Award come migliore attore è stato consegnato ad Alberto Mica per il film Transfert di Massimiliano Russo. Il Taormina Arte Award come miglior attrice è andato a Leven Rambin per il film Tatterdemalion, mentre il Taormina Arte Award per la miglior regia a Lorena Luciano e Filippo Piscopo per il film Will be caos. Infine, il Taormina Arte Award come miglior film a Once upon a Time in November di Andrzej Jakimovski.

Danilo Biazzo

Il direttore del Taormina Film Fest Gianvito Casadonte, l’attore e regista Rupert Everett, l’altro direttore Silvia Bizio e lo scenografo Maurizio Millenotti