C’è poco di diverso, se non l’ambientazione – là Parigi, qui Istanbul – nel nuovo capitolo (di sicuro non sarà l’ultimo) della saga action targata Luc Besson che ha rilanciato la carriera del sessantenne Liam Neeson.,Dopo un prologo che lascia intravedere la possibilità per Bryan di riconquistare la sua famiglia, appena i cattivi entrano in azione qualsiasi tentazione meditativa si spegne ed è tutto un susseguirsi di scene di scontri e sparatorie più o meno improbabili nei vicoli e sui tetti della città turca.,Del resto, si può essere degli ottimi (seppure un po’ protettivi) padri di famiglia, e insieme delle macchine per uccidere che non guardano in faccia a nessuno. Un assunto che vale sia per il protagonista, ex agente CIA determinato e senza pietà quando si tratta di proteggere i suoi cari, quanto per il suo antagonista, un albanese musulmano che vuole vendicare la morte del figlio. E pazienza che il ragazzo, insieme alla sua combriccola di amici (pure loro eliminati senza tanti scrupoli dal nostro eroe nella pellicola precedente), stesse a capo di una banda che rapiva ragazzine per avviarle alla schiavitù. I figli sono “piezz e core” e le loro attività, che si tratti di pomiciare con un fidanzatino misterioso o di darsi alla criminalità, non sono un buon motivo per un papà di non sentirsi responsabile.,La genetica, comunque, non mente e Kim Mills, vittima innocente del primo capitolo, qui nel giro di pochi minuti si mostra degna figlia di Bryan (lancia granate, cammina sui cornicioni, calcola distanze sulle mappe, anche se con la guida ancora un po’ tentenna) ma in realtà non si esce dalla logica originale della donna vittima indifesa da salvare, anche se a fare la parte viene messa la moglie Lenore. In ogni modo Bryan, come lui stesso si definisce, è un cane che non molla il suo osso (brutta metafora ma inquietantemente corretta nel contesto) e anche legato e con un cappuccio in testa già sta pianificando la reazione.,I cattivi sono eliminati uno dopo l’altro (o anche più d’uno in contemporanea) complice una certa dose di stupidità da parte loro, e sullo schermo è come vedere cadere i birilli al bowling (la stessa noncuranza, in una fuga in automobile, è applicata dai due americani anche agli innocenti passanti turchi). ,All’esordio negli Stati Uniti la pellicola ha guadagnato il doppio del capitolo precedente e promette di fare sfracelli anche in giro per il mondo, e non si può fare non restare stupiti da come questo aggiornamento, pure un po’ elementare e senza dimensione psicologica, delle vecchie pellicole di Stallone, Schwarzenegger e Seagal (pure se Neeson ha decisamente più espressioni di tutti e tre messi insieme) riesca a toccare in modo così immediato almeno un certo pubblico. ,Sul finale il film prova (e sarebbe forse meglio che non lo facesse), a fare dialogare protagonista e antagonista come persone reali, ma resta il fatto che Bryan Mills resta la versione più inquietante e totalmente priva di ironia del suocero di Ti presento i miei, che non riusciva a vedere nulla di buono fuori dal suo “cerchio della fiducia”. Solo che fuori dal cerchio c’è tutto il resto del mondo…,Laura Cotta Ramosino