Strutturato come un’opera lirica (con la coppia di giovani innamorati, il padre vendicatore, l’antagonista che detiene il potere sociale, persino la voce bianca di un piccolo orfano che segue tutta la storia), il musical di Sondheim e Wheeler è totalmente trasformato dalla passione di Tim Burton per i suoi personaggi. Oltre le canzoni, oltre gli inutili intrecci narrativi, oltre la solita coreografia gotica, al regista interessa scolpire questo eroe solitario, incrocio tra il suo Batman e Edward mani di forbice, ancora una volta interpretato da uno straordinario Johnny Depp. Ma in questa fiaba dalle suggestioni arcaiche non c’è più l’incanto: in una società che non capisce i diversi e che distrugge l’innocenza, la salvezza non esiste. L’immaginario di Burton è questa volta intriso di nero pece e rosso sangue (con schizzi di sangue di una vernice talmente sgargiante da ricordare “Suspiria” di Dario Argento) e trascina gli adulti direttamente nelle fiamme dell’inferno. Disperato come non ci saremmo mai aspettati da Burton, cantore di fiabe gotiche che ultimamente si aprivano a squarci d’amore (“La sposa cadavere”, “Big Fish”). ,Daniela Persico