Escono a volte al cinema, passando sotto silenzio e lottando strenuamente per una manciata di spettatori, piccoli film indipendenti portanti con sé una ricchezza ben maggiore dei pochi soldi spesi per produrli. Spesso sono diretti da donne talentuose che con rare eccezioni (si veda l’esperienza Bigelow) faticano a trovare spazio nelle grandi produzioni. Negli ultimi anni abbiamo avuto casi notevolissimi, come Frozen River di Courtney Hunt e Away from her di Sarah Polley. Probabilmente Sunshine Cleaning di Christine Jeffs non è a questi livelli, nonostante parta da premesse accattivanti. Si guardi anzitutto alle tematiche in gioco: due sorelle, Rose e Norah sono orfane di una madre suicida in cerca di salvifici rapporti che cicatrizzino quella ferita. Rose, la maggiore, ha un figlio, Oscar, avuto con un uomo che è fuggito. Norah, la minore, si illude di aver qualcun altro da frequentare ma in realtà ha solo Rose e Oscar. Oscar ha solo sua madre e sua zia, e un nonno in crisi economica che non ha amici. Le due sorelle finiscono per aprire una piccola agenzia di pulizie un po’ particolare, venendo contattate per liberare i “residui” della gente che si suicida. L’attività costringerà le due donne a guardare continuamente in faccia il loro dramma passato.,Alcuni stralci di questa vicenda sono raccontati con grande liricità. Bella la figura di Oscar che, inseparabile dalla madre e dal nonno, ha un tremendo bisogno di compagnia: commovente quando, salendo sul camioncino della madre, prenderà la radiotrasmittente che qualcuno gli ha detto lanciare onde fino al cielo, e cercare così di dialogare con Dio e la nonna. Rose alla fine lo imiterà, rimproverando alla mamma di essersi arresa e di essersi persa la parte migliore della vita. Che, arriverà ad affermare, consta dei rapporti famigliari. Anche Norah, da sbandata nullafacente, diventerà una sbadata compagna di vita. E da loro, infine, ripartirà anche il nonno. D’altra parte però, molte altre volte il film gira a vuoto, condendo la storia di personaggi secondari inutili e accelerando eccessivamente l’evoluzione dei quattro protagonisti.,Le altre buone premesse da cui il film parte, sono costituite dal duo Amy Adams – Emily Blunt: in questo caso ogni attesa è saziata appieno. Buona (e bella) la Adams, eccezionale la Blunt.,Insomma, Sunshine Cleaning è un film discreto che ha il coraggio di urlare al cielo domande immense, comunicandoci inoltre come non si possa essere soli a camminare verso eventuali risposte. Il problema? Che quel cielo a cui si domanda non è molto loquace ed ogni svolta della vita rimane angosciosamente un salto nel vuoto. ,Andrea Puglia