Stasera si è aperta ufficialmente la 56ª edizione del Giffoni Film Festival (17-25 luglio), la kermesse cinematografica dedicata a bambini e ragazzi che ogni anno, nel mese di luglio, anima la Provincia di Salerno.

Il film scelto per l’apertura è Sunny Dancer, diretto dal regista britannico George Jaques. Un titolo che da subito lascia intuire la direzione: leggerezza, non compassione. Protagonista è Ivy (Bella Ramsey), diciassettenne reduce da una lunga battaglia contro il cancro. Ivy non vuole più sentir parlare di etichette, sguardi impietositi e discorsi motivazionali. Per questo l’ultima cosa che desidera è passare l’estate in un campo per ragazzi sopravvissuti alla malattia, dove viene spedita controvoglia dai genitori. Quello che si preannuncia come un incubo si trasforma però, tra fughe notturne e amicizie inaspettate, nell’estate che le cambierà la vita.

Bella Ramsey, diventata una star internazionale grazie alla serie The Last of Us, riconferma di essere una delle interpreti più solide della nuova generazione: qui restituisce a Ivy una rabbia autentica, mai stucchevole, che tiene insieme fragilità e sarcasmo senza mai perdere credibilità. È lei il motore del film, e si vede.

Ma veniamo all’elefante nella stanza: il tema del cancro. Un argomento difficile, che raramente trova un trattamento all’altezza: tra chi ne fa un dramma lacrimevole e chi invece manca di tatto, George Jaques sembra aver trovato un equilibrio convincente. Sunny Dancer ha un tono inaspettato: ironico, a tratti irriverente, lontano dalle scorciatoie strappalacrime a cui il genere ci ha abituato. Non chiede allo spettatore di commuoversi a comando, ma di ridere insieme ai personaggi prima ancora che di compatirli. È una scelta di sceneggiatura coraggiosa, e qui sembra aver pagato.

E poi c’è il coming-of-age, il racconto di formazione nella sua accezione più classica: la transizione dall’infanzia all’età adulta. L’adolescenza è mostrata nella sua forma più riconoscibile e sincera: amicizie che si costruiscono in fretta, primi amori, regole infrante e qualche prima pulsione sessuale. Il film sa restituire quella sensazione precisa di estate sospesa, urgente, che segna un prima e un dopo. Un’occasione per i ragazzi di sentirsi compresi, e per gli adulti di rivivere emozioni che si dimenticano troppo in fretta.

Non tutto, però, convince fino in fondo. La struttura segue binari già tracciati, e chi ha familiarità con il genere riconoscerà gli snodi narrativi prima ancora che arrivino sullo schermo. La prevedibilità non è un difetto capitale, ma si fa sentire, soprattutto nel secondo atto, quando il film sembra avere paura di rischiare davvero. Anche la risoluzione dei conflitti interpersonali arriva un po’ troppo pulita, troppo rassicurante: certe frizioni tra i personaggi meritavano più tempo per sciogliersi, o quantomeno un epilogo meno addomesticato.

Sunny Dancer, che uscirà nei cinema italiani a inizio settembre, non reinventa insomma il coming-of-age, ma sicuramente trova un angolo originale per raccontare una materia delicata, sorretto da un’interpretazione di Bella Ramsey che vale da sola il prezzo del biglietto. Non è un film perfetto, ma è un’apertura di festival azzeccata: parla ai ragazzi senza sottovalutarli, e agli adulti senza annoiarli.

Greta Moschen

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